Pietà

Autore
Allegri Antonio, detto Il Correggio
Tecnica
Olio su tela
Supporto
Tela
Dimensioni
Lungh.: 29 cm Alt.: 34 cm
Sala
Rinascimento
Provenienza
Proprietà Fondazione Il Correggio
Datazione
1512 ca.

Opera giovanile del Correggio, presenta un soggetto unico nel corpus tipologico del pittore (Cristo morto posato sulle ginocchia di Maria seduta presso il Sepolcro).
La Vergine e il Figlio sono mostrati accanto al sepolcro con uno sfondo di alberi a sinistra, che conduce verso una distante prospettiva di paesaggio a destra. La testa reclinata della Vergine è strettamente paragonabile a quella di numerose Madonne di Correggio della metà del secondo decennio del secolo, ma l’espressione si è trasformata in pathos. Il corpo di Cristo è ritratto di profilo ma con il busto girato verso lo spettatore e il braccio destro che pende rigido in verticale. La mano sinistra è ancora stretta come attorno al chiodo e il volto è mostrato in una smorfia di dolore. Com’è normale in un dipinto di questo soggetto, le due teste sono vicine tra loro.
Se ne conoscono almeno otto copie antiche ed è esattamente ripresa in un gruppo plastico policromo di Stradella di Bigarello (MN) datato ai primi decenni del sec. XVI. (Carracci, Lotto, Amidano). [David Ekserdjian].

Acquistata sul mercato antiquario nel 2002 per il Museo Civico della città di Correggio, questa piccola tavola era già stata riconosciuta ad Antonio Allegri nel lontano 1916 quando si trovava presso il pittore viennese Karl Moll. Sulla sua autografia gli studiosi hanno espresso pareri diversi ma mai completamente negativi. Si va infatti dalla piena accettazione dell’opera come originale del Correggio (David Alan Brown) all’avanzamento di qualche cautela (David Ekserdjian).
Vale ciò che si è detto per la bella tela rappresentante Davide davanti all’arca dell’alleanza recentemente ritrovata in una collezione privata torinese, e cioè che sarà necessario attendere ancora qualche anno prima che gli studi specialistici possano pronunciarsi con unanimità al riguardo.
Certo è che, fra le tante versioni antiche che si conoscono di questo soggetto, come quella conservata a Londra o quella conservata a New York, questa appare la meglio riuscita e la sola su cui si possa condurre un discorso relativo all’invenzione del Correggio.
Il dipinto ha le tipiche dimensioni ridotte delle opere destinate alla devozione privata che interessarono soprattutto la produzione giovanile del Correggio.
Il soggetto non è molto comune nella pittura italiana del Quattrocento e del primo Cinquecento, un esempio cronologicamente e geograficamente vicino al Correggio è rappresentato da una piccola tavola di Cosmè Tura .
Altri esempi si trovano nell’opera di Giovanni Bellini  e di Ercole de Roberti , quindi a Venezia e Ferrara, due centri artistici particolarmente permeabili alle suggestioni provenienti dall’arte d’oltralpe.
Rispetto a questi precedenti, il Correggio ha insistito sul rapporto affettivo fra la Madre e il Figlio, incorniciati da un cupo sfondo scuro che accentua la drammaticità del soggetto. A destra la scena si apre su un paesaggio lontano, con un artificio non dissimile da quello impiegato nell’Orazione nell’orto di Apsley House. Alcuni dettagli come il riuscito scorcio della mano sinistra del Cristo preannunciano già la maestria con cui l’artista saprà gestire, più tardi, un soggetto affine a questo quale il Compianto  [Maddalena Spagnolo].