Ritratto di Antonio Allegri detto Il Correggio

Autore
Dal Buono Benedetto
Periodo
XVIII secolo
Tecnica
Olio su tela
Supporto
Tela
Dimensioni
Lungh.: 82 cm Alt.: 120 cm
Sala
Sala del '700
Provenienza
Collezioni comunali
Datazione
post 1738

L’idea di questo ritratto, secondo il Pungileoni (che lo assegna a Felice [sic] Dal Buono), deriverebbe da un’incisione che G.F. Bugati eseguì per padre Sebastiano Resta sul finire del XVII secolo. In essa effettivamente si scorge il Correggio, posto di profilo, intento a dipingere un quadretto (che è la nota Madonna del latte). Sempre secondo il Pungileoni il ritratto eseguito dal Dal Buono sarebbe posto “nell’attitudine di quello di Tiziano che vedesi nei dialoghi del Dolce impressi a Firenze nel 1735”.
Il volto dato al Correggio è però tratto da un’incisione del reggiano Bernardino Curti (prima metà del XVII secolo) strettamente legata al ritratto dell’Allegri che compare nell’edizione bolognese del Vasari del 1649. 2 curioso notare come in questo ritratto, il quadro che l’artista si accinge a terminare non sia nella realtà una tela ma un affresco: la cosiddetta Madonna della Scala (un affresco staccato e collocato nella Galleria di Parma nel 1812).
Probabilmente il Dal Buono inserì questa immagine nel ritratto traendola da una riproduzione e ignorandone il reale supporto. Committente dell’opera fu con tutta probabilità il correggese Antonio Alessandro Arrivabene, al quale quest’opera dovrebbe essere appartenuta. Questi ebbe diretta relazione col pittore lughese del quale affermava di possedere diverse opere (A.A. Arrivabene, Notizie istoriche della città di Correggio. Parte prima, 1760, p. 219 [ma e. 168r1).
L’attività del Dal Buono a Correggio è ricordata anche nella biografia di F. Montefusco Bignozzi (Dal Buono Benedetto, in D. B. I. XXXI, Roma, p. 719) che menziona un’opera commissionatagli da Vincenzo Giannotti nel 1751: Sant’Andrea Avellino. Il ritratto è inserito in una ricca cornice di legno scolpito (probabilmente di scuola mirandolese del XVIII secolo) che reca nella base un’aquila (forse estense). Il Bigi la riteneva opera del plasticista e intagliatore locale Giuseppe Casalgrandi, vissuto nel XVIII secolo. La cornice deve comunque essere stata adattata al dipinto come reimpiego, perché copre in parte la scritta che identifica l’effigiato. [VP]

Bibliografia: Pungileoni 1818 p. 258, Bigi 1873, pp. 135, 159; Bertolini 1930, pp. 16-17; Finzi 1954, pp. 21- 22, 31