Musei Il Correggio
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Orario invernale (dal 30 agosto 2019)

sabato                            15.30 - 18.30
domenica e festivi    10.00 - 12.30  15.30 - 18.30


Durante la settimana è possibile la visita con richiesta telefonica (0522 691806) almeno un'ora prima della visita per verificarne la possibilità nei giorni:
da martedì a venerdì 9.00 - 12.00
lunedì, martedì, mercoledì e giovedì anche 16.00 - 18.00



 

In occasione di eventi o avvenimenti straordinari sono possibili variazioni d'orario che vengono comunicati sul sito e tramite Facebook.
Si consiglia comunque di telefonare per ulteriori informazioni o inviare una mail all'indirizzo museo@comune.correggio.re.it

 


Nella pagina Fonti per la storia di Correggio sono scaricabili nuovi materiali:
- i testi delle conversazioni sulla storia dei da Correggio relative ai secc. X - XIV tenute presso Correggio Art Home;
- la Guida breve agli archivi del Palazzo dei Principi (sezione Archivi);
- il regesto breve delle pergamene del XIV secolo (sezione Archivi);

- il regesto breve delle pergamene del XV secolo dal 1404 al 1450  (sezione Archivi);
- il catalogo preliminare degli incunaboli della Biblioteca "Einaudi"
(sezione Archivi);

 


A SEGUITO DELL'ULTIMO DPCM PER IL CONTRASTO DELLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS, SI COMUNICA CHE IL MUSEO RIMARRA' CHIUSO FINO AL 3 APRILE COMPRESO.
ANALOGAMENTE TUTTE LE ATTIVITA' ESPOSITIVE ALL'INTERNO DEL PALAZZO (GALLERIA ESPOSIZIONI E SALA DEI PUTTI) SONO ANNULLATE FINO AL 3 APRILE COMPRESO.


 



#iorestoacasa

Il fascino dell'araldica (2)

Feroce in battaglia



Chi osserva lo spettacolare portale istoriato del Palazzo dei Principi, può notare che al centro dell'architrave lo stemma della famiglia è sorretto dalle zampe di due bizzarri animali. Si tratta di due grifoni, seduti e affrontaii, cioè posti l'uno di fronte all'altro, faccia a faccia. Il grifone era un animale fantastico. Aveva busto, collo, testa e ali d'aquila, la parte posteriore e la coda di un leone, i piedi anteriori con lunghi artigli e orecchie aguzze come quelle dei cavalli.
In araldica simboleggia la ferocia. Nel nostro caso allude alla "ferocia", cioè al valore in battaglia dei da Correggio.


 





#iorestoacasa

La Correggio di Siro



Nella Sala di Archeologia e del Territorio è esposta questa bella pianta che ci presenta Correggio con una particolare veduta a volo di uccello.
E' dedicata al principe Siro da Correggio, come si legge nel cartiglio in alto a destra. A sinistra, in alto, sono effigiati San Quirino e la Vergine con il Bambino, mentre al centro è rappresentata l'arme antica della famiglia, lo scudetto con le fasce rosse bianca, da cui si diparte il cartiglio ricordato in precedenza.
Realizzata verso il 1620, è stata attribuita all'orafo Gian Maria Piamontesi, autore della stupenda croce astile del 1612 custodita nel Tesoro della Basilica di San Quirino. Croce che nella raffigurazione di Correggio presenta importanti analogie con questa pianta.



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Dalla cerchia di Bartolomeo Schedoni

Questa piccola e delicata "Sacra Famiglia" deve prudenzialmente essere ascritta alla cerchia di Bartolomeo Schedoni (Modena 1578 - Parma 1615), grande estimatore del Correggio dalla cui opera venne profondamente influenzato. Il quadretto rivela alcune della caratteristiche tipiche delle opere di Schedoni nel tipo di illuminazione che fa emergere dallo scuro del fondo le figure e da una chiara influenza correggesca negli sguardi che legano e collegano i personaggi. La presenza di numerosissime opere con questa iconografia testimonia dell'esistenza di un  ampio mercato a carattere popolare che richiedeva queste piccole e delicate raffigurazioni.

 




#iorestoacasa

Il fascino dell'araldica (1)



Questo bello stemma campeggia nel fregio che orna la "Sala del Camino. Raffigura, a sinistra guardando (destra araldica) lo stemma dei da Correggio, con le caratteristiche tre fasce di rosso e bianco sormontate dall'aquila e dai leoni affrontati (cioè posti l'uno di fronte all'altro) e a destra (sinistra araldica) il leone rampante e coronato dei da Brandeburgo. E', infatti, lo stemma di Francesca di Brandeburgo, vedova di Borso da Correggio, che volle la costruzione del palazzo.
In una prossima occasione parleremo brevemente della leggenda che si cela dietro lo stemma dei da Correggio.

 



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Polidoro da Lanciano

Questo "Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria" (la Santa è riconoscibile dall'attributo iconografico della ruota dentata del suo martirio), a lungo è stata attribuito a
un pittore veneziano della metà del XVI secolo. Più recentemente è stato proposto il nome di Polidoro da Lanciano (1510/15 circa - 1565), attivo a Venezia dove incontrò i grandi artisti del tempo quali Tiziano, Tintoretto e Veronese. La tavola deriva da una composizione di Tiziano, nota in varie versioni, ma presenta una maggior rigidità compositiva e un'attenuazione del colorismo originario.



 



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Una feroce ironia


 

Ritrovata nei pressi della chiesa di San Francesco, questa ciotola in ceramica bianca (sec. XVII), ricomposta, presenta sul fondo un curioso e ferocemente ironico motivo decorativo: un cane con fattezze umane e sulla testa un copricapo che ricorda molto la mitra episcopale. E' un chiaro riferimento alla storpiatura della forma latina del nome stesso dell'ordine (Dominicanus), assai simile a Domini canis, "cani del Signore".

 



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Un dolente "Cristo alla colonna"

Nella Galleria del Cinquecento è esposta una bella tavola raffigurante un dolente "Cristo alla colonna". Si tratta di una copia, riconducibile alla bottega del Maestro, dell'omonima opera realizzata da Alessandro Bonvicini, detto Moretto da Brescia (1498 - 1554), già nelle collezioni Farnese e oggi al Museo di Capodimonte. Un recente restauro ha in parte sanato in gravi danni del tempo, rendendo nuovamente leggibile un'opera dal forte impatto emotivo.

 



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Un altarolo a edicola




In legno intagliato e dorato, l'altarolo, proveniente dalla chiesa di San Francesco,  presenta all'interno quattro piccole statue con le effigi dei santi Girolamo e Francesco (ordine superiore), Pietro Martire e Caterina da Siena (ordine inferiore). All'esterno compaiono le immagini di santa Elisabetta d'Ungheria e san Luigi di Francia.
Interessantissimo esempio di artigianato artistico, pur con qualche ingenuità popolaresca nelle scritte e nella realizzazione delle sculturine, è da ascrivere a uno scultore dell'Italia settentrionale del secondo Quattrocento dove la produzione di complessi in legno scolpito, derivata da preziosi modelli di oreficeria, era assai diffusa.




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Una "Madonna" di rara dolcezza

La Sala del Mantegna è un po' il cuore del Museo di Correggio, per la qualità delle opere che vi sono esposte.


Questa "Madonna con il Bambino", più conosciuta come "Madonna del Soccorso" per la funzione e l'uso cultuale, proviene da quello scrigno di tesori che è la chiesa di San Francesco. Per secoli ridotta a una sorta di pupazzo per le continue ridipinture, dopo un attento restauro è stato possibile recuperare non solo le cromie originali, ma anche i preziosi dettagli delle decorazioni delle vesti e dei capelli della Madonna e la collana in rosso corallo (anticipazione simbolica della Passione) del Bambino.
E' stata attribuita in forma dubitativa al Maestro del Monumento Fava (metà circa del XV secolo).

 





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Una raffinata "Madonna con Bambino e Santi"

Nella sala che ospita il "Redentore" di Andrea Mantegna e le opere del Correggio, spicca una raffinatissima "Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano".


Già attribuita per lungo tempo a Domenico Panetti e per un breve periodo a Lazzaro Grimani, oggi viene proposto il nome di Geminiano Benzoni ( c. 1470 - ante 1513), pittore che operava nell'abito della Scuola ferrarese al tempo di Ercole I d'Este.
Destinata alla devozione privata, come suggerisce la piccola dimensione, certamente collegata ai culti dei due Santi particolarmente diffusi in periodi di epidemie di peste, è splendida per l'accesa gamma cromatica e la delicatezza dei particolari (decorazioni dei vestiti, gioiello pettorale della Madonna, trasparenza del globo nella mano sinistra del Bambino).

 




#iorestoacasa

Echi di guerre lontane


Esposta nella Sala di Archeologia e del Territorio, quella che è tradizionalmente definita "bombardella" è, in realtà, un pezzo, il principale, di quel tipo d'arma da fuoco. Si tratta del "mascolo", cioè la parte posteriore amovibile che conteneva la polvere da sparo e in certi casi anche il proiettile. Davanti era incastrata la canna. Il nostro esemplare è in ferro fucinato (di più rara conservazione) e risale almeno al primo Quattrocento.
 



#iorestoacasa

Vincenzo Vela (1820 - 1891) è stato uno dei massimi scultori della seconda metà dell'Ottocento. A Correggio si conservano ben cinque sue opere.


Il busto bronzeo di Dante, di elegantissima e pregevole fattura, nel quale possiamo cogliere tutte le caratteristiche di Vela scultore, venne realizzato negli Anni Settanta dell'Ottocento. 
Vela lo donò, come possiamo leggere nell'iscrizione sul piede del basamento, al Municipio di Correggio in segno di gratitudine dopo avere realizzato il Monumento al Correggio in piazza San Quirino, inaugurato il 17 ottobre 1880.



#iorestoacasa
Nuovo appuntamento con le opere del Museo.
Oggi è la volta di una pregevolissima copia antica (sec. XVI) de "La Zingarella" del Correggio, concessa dal collezonista reggiano Giuliano Grasselli.


L'originale, oggi a Capodimonte, venne dipinto dal Correggio verso il 1517 ed è nominato come "Madonna in habito da Cingana" nell'inventario dei beni del duca di Parma Ranuccio Farnese. Nel 1734, quando don Carlo di Borbone cambiò la corona ducale di Parma con quella reale di Napoli, seguì il nuovo sovrano nella città partenopea e là è rimasta.
A metà degli Anni Trenta del secolo scorso un discutibile restauro ha cancellato numerosi dettagli del quadro, tra cui il coniglietto in basso a sinistra, perchè ritenuti non originali. 


 


Quinto appuntamento di #iorestoacasa.
Ritorniamo a parlare dei nostri arazzi, con un tema (poco) sacro e (molto) profano. Guardiamo questo particolare della "Caccia alle anatre e agli aironi".




Questi gentiluomini stanno cacciando o si apprestano a cacciare anatre e aironi presenti in alcuni stagni. Mentre uno sullo sfondo dà alcune istruzioni a una gentildonna che regge un archibugio, in primo piano un cacciatore con la sua arma sulla spalla assiste. Ma dov'è il sacro e dove il profano? Si tratta di un gioco di parole che nasce dalla tradizione armiera del XVI e XVII secolo. Con l'espressione "Dodici Apostoli" venivano indicati i dodici contenitori, di legno o carta, di colpi di pronto impiego legati alla bandoliera del soldato. Per assimilazione, i "Quattro Evangelisti" erano i quattro contenitori che pendevano dalla fiasca della polvere, come possiamo facilmente notare sulla schiena del gentiluomo in primo piano, ma anche sul fianco del cacciatore, in secondo piano, che sta prendendo la mira.




Quarto appuntamento di #iorestoacasa.
Il Correggio realizzò numerose opere per le chiese di Correggio. Purtroppo fin dal Seicento furono trafugate o trasferite fuori dalla città.


Il "Riposo durante la fuga in Egitto con S. Francesco", oggi nella Galleria degli Uffizi a Firenze, fu dipinto dal Correggio verso il 1520 su commissione di Francesco Munari per la Cappella dell'Immacolata Concezione in S. Francesco. Nel 1638 venne sottratta, per ordine del duca Francesco I d'Este e sostituita con questa copia. Tradizionalmente l'autore è stato identificato con Jean Boulanger, ma recentemente è stata proposta una convincente riattribuzione a Nicolas Régnier. 
Il soggetto è ispirato ai vangeli apocrifi dello Pseudo Matteo e del Protovangelo di Giacomo e ci mostra a sinistra San Giuseppe che coglie i datteri dalla palma per sfamare il Bambino e la Vergine, la sorgente d'acqua che sgorga sotto i piedi di Giuseppe e a destra S. Francesco (titolare della chiesa ov'era collocato il quadro) in adorazione. 

 




Terzo appuntamento di #iorestoacasa.
Oggi è la volta di una brocca in ceramica con un curioso ritratto


Il personaggio ritratto, con un'alta fronte e una particolare capigliatura che copre la parte posteriore della nuca, è Leonello d'Este, marchese di Ferrara dal 1441 al 1450.
La capigliatura camuffa la testa periclea, cioè oblunga e sproporzionata, che prese il nome dall'ateniese Pericle. 
La brocca venne realizzata da una fabbrica locale (Correggio? San Martino in Rio?) agli inizi degli Anni Quaranta del XV secolo, quando il novello duca, figlio illegittimo legittimato di Niccolò III, rafforzò la sua immagine di legittimo successore del padre scomparso.

 




Secondo appuntamento di #iorestoacasa.
Anche oggi un particolare dai nostri arazzi. 



Nella "Caccia alle anatre e agli aironi", compare questa bella scena di svago e festa, dove i nobili convenuti si trattengono facendo uno spuntino allietati dalla musica. La dama al centro è oggetto di pesanti attenzioni da parte di un cavaliere che approfitta del fatto che ella deve tenere, sull'avambraccio sinistro, un falco da caccia incappucciato, probabilmente uno smeriglio. Discutibile privilegio per la dama di più alto rango della compagnia. 
 



Aderendo alla campagna #iorestoacasa promossa dal Ministero dei Beni Culturali, anche il Museo di Correggio propone dei "tour virtuali" delle collezioni attraverso immagini significative o curiose delle proprie opere.




E' il basilisco, che compare in una delle bordure ritagliate dagli arazzi di Cornelius Mattens.
Animale fantastico, compare nella mitologia  e nelle leggende greche ed europee, strettamente imparentato con salamandre e draghi.
Secondo Plinio il Vecchio, era velenosissimo, capace di uccidere con il solo sguardo o il fiato, capaci di pietrificare, incenerire o seccare tutto quello con cui veniva a contatto.
 




Nella pagina "Curiosità" brevi note su personaggi, luoghi o eventi correggesi poco noti o sconosciuti
 


 

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"Le strade della libertà"

Realizzato da Age/Associaz Giovani in Europa e Anpi Correggio (promotore e co-promotore), con il patrocinio di Comune di Correggio e Reggio, la collaborazione di Istoreco e il finanziamento di IBC sul bando “Giovani per il territorio”  il progetto “Le strade della libertà” valorizza i luoghi della memoria democratica del '900, antifascista e resistenziale. Per ogni sito è stata realizzata una scheda (bella e approfondita) e i vari siti sono organizzati in “itinerari” (per ora 5: la strada dell’antifascismo, la strada della resistenza A, la strada della resistenza B, la strada degli ebrei, la maratona dei cippi).
Tutto il materiale è disponibile su Internet al link 
http://www.ageuropa.eu/lestrade/

 

 
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