Musei Il Correggio
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CHIUSURA ESTIVA

Il Museo osserverà la consueta chiusura estiva da lunedì 26 luglio fino venerdì 4 settembre. Riapertura con tre importanti eventi espositivi, di cui si darà notizia nelle prossime settimane, sabato 5 settembre.


AVVERTENZA EMERGENZA COVID 19

Si avvertono i sigg. visitatori che per contrastare la diffusione del coronavirus:
- è obbligatorio l'uso della mascherina e all'interno del museo osservare il distanziamento sociale di 1 metro;
- il numero massimo di visitatori ammessi contemporaneamente è fissato in 10 (dieci) unità;
- è consigliabile la prenotazione telematica (museo@comune.correggio.re.it) o telefonica (0522 691806) della visita entro le ore 12 del venerdì. La prenotazione dà diritto alla prelazione nell'ingresso solo se presenti all'orario indicato.
Ulteriori informazioni al bookshop del Museo.

Orario estivo

sabato                            15.30 - 18.30
domenica e festivi    10.00 - 12.30  15.30 - 18.30


Durante la settimana è possibile la visita con richiesta telefonica (0522 691806) - almeno un'ora prima della visita per verificarne la possibilità - nei giorni:
da martedì a venerdì 9.00 - 12.00
lunedì, martedì, mercoledì e giovedì anche 16.00 - 18.00

Per i sigg. visitatori valgono le indicazioni fornite qui sopra per le aperture ordinarie



 

In occasione di eventi o avvenimenti straordinari sono possibili variazioni d'orario che vengono comunicati sul sito e tramite Facebook.
Si consiglia comunque di telefonare per ulteriori informazioni o inviare una mail all'indirizzo museo@comune.correggio.re.it

 


Nella pagina Fonti per la storia di Correggio alla Sezione Archivi sono scaricabili :
- Guida breve agli archivi del Palazzo dei Principi - ediz. maggio 2020;
- inventario dell'Archivio Storico Comunale (primo - terzo periodo, sex. XV - 1859; carteggio amministrativo 1901 sgg., registri di protocollo, di popolazione, di cassa; giunta, consiglio e podestà; amministrazione acque Fabbrico e Campagnola)
- inventario dell'Archivio notarile;
- inventario parziale dell'Archivio giudiziario - registri ciminali;
- inventario sommario dell'Archivio di Memorie Patrie;
- inventario sommario dell'Archivio delle Opere Pie;
- inventario sommario preliminare del fondo Archivi ecclesiastici;
- inventario della serie "Rogiti e scritture";
- regesto breve delle pergamene del XIV secolo;

- regesto breve delle pergamene del XV secolo dal 1404 al 1450;
- catalogo preliminare degli incunaboli della Biblioteca "Einaudi";

- inventario del Fondo Bonifazio Asioli (sezione Archivi);
- testi delle conversazioni sulla storia dei da Correggio relative ai secc. X - XIV tenute presso Correggio Art Home.

 




TUTTE LE ATTIVITA' ESPOSITIVE ALL'INTERNO DEL PALAZZO (GALLERIA ESPOSIZIONI E SALA DEI PUTTI) SONO SOSPESE FINO AlL PROSSIMO MESE DI SETTEMBRE

 

 
La "rocca nuova" di Correggio




 

Più conosciuta dai correggesi come "Rocchetta", poichè le dimensioni erano nettamente inferiori alla "Rocca vecchia" (l'attuale Palazzo Cagarelli), la rocca nuova, trecentesca, completava le nuove fortificazioni costruite nel XIV secolo (mura, torre di accesso al castello, ora Torre Civica) per elevare il grado di protezione di un borgo in forte crescita. Persa la specifica funzione militare fin dal XVI secolo, nel corso dell'Ottocento divenne caserma dei RR. Dragoni Estensi e poi sede delle carceri mandamentali. Nel 1887, in occasione dell'arrivo a Correggio della ferrovia da Reggio per Carpi, venne demolita per circa due terzi. Oggi ospita l'Ostello della Gioventù.
La ricostruzione qui sopra proposta è opera del pittore correggese Luigi Iotti.                                                          

 


Un Santo ... armato



Il quadro, di ignoto pittore romano, raffigura, come  ha riconosciuto Valter Pratissoli, la Madonna con il Bambino e i santi Giacinto (al centro), Vincenzo Ferrer (a sinistra) e Luigi (Lodovico) Bertràn (a destra). Proveniente dalla chiesa di S. Domenico (oggi S. Giuseppe Calasanzio) in Correggio, è databile tra il 1594 (canonizzazione di san Giacinto) e il 1609 (canonizzazione di san Luigi Bertràn). Le indagini radiografiche hanno mostrato come la figura di san Luigi sia stata ridipinta su un'altro personaggio, probabilmente san Francesco. Bertàn regge con la mano sinistra un Crocifisso "animato", sotto cui si possono facilmente intravvedere un grilletto il pomolo finale dell'impugnatura di una pistola ad avancarica del XVI - XVII secolo. Arma che il Saonto doveva utilizzare per difendersi dalle prepotenze del caballeros spagnoli che opprimevano gli indigeni di Nuova Granata (attuale Colombia).



 





Ancora un mistero



Questi due piccoli oggetti in bronzo (uno ha un diametro di cm. 3,5 e l'altro di cm. 3,7 / 4) , provenienti da Canolo, presentano uno spicatto motivo d'interesse che và al di là del pur significativo aspetto.
Il loro uso è ancora variamente dibattuto dagli specialisti.
Da taluni viene sostenuto che si tratti di anelli - fibbie, mentre altri propongono una funzione "premonetale". L'uso ornamentale "diretto", cioè indossato al dito o al polso parrebbe proprio da escludere: i diametri sono troppo grossi per un anello e troppo piccoli per un bracciale. Mentre l'uso di infilarli in una corda a mo' di collana potrebbe essere assai più verosimile. L'ipotesi di anelli-fibbie a uso di scambio commerciale, con funzione "pre-monetale" trova un qualche fondamento nell'uso che le popolazioni celtiche fecero di un'infinita serie di oggetti quali, appunto, forme di scambio, finendo quindi per acquisire la funzione prima ricordata.
D'altra parte, già
A. Hingston Quiggin nel suo  A survey of primitive money (prima edizione 1949) ricordava le gold rings irlandesi dalla caratteristica forma ad anello.

Agli specialisti di monetazione celtica l'ardua sentenza ...



 





Un oggetto misterioso



Che cos'è questo misterioso oggetto proveniente da Canolo? Non è, come a prima vista potrebbe sembrare, un peso, bensì un'arma micidiale. Fuso in piombo, di forma biconica che ricorda vagamente un'oliva, è una "ghianda missile", un proiettile che veniva lanciato dai frombolieri utilizzando una fionda.
La fionda veniva fatta roterare sopra la testa o al fianco dino a raggungere la velocità desiderata. A quel punto una delle estremità veniva rilasciata permettendo al proiettile di partire. L'impatto contro gli elmi e gli scudi degli avversari era devastante e causava pesantisismi danni.
Molte delle ghiande-missile ritrvate nell'Italia centro-settentrionale sono state datate al I secolo a.C.. Della nostra, purtroppo, si ignora l'effetivo contesto stratigrafico di ritrovamento.

 




Domenico Ravicio

 

Domenico Ravicio (c. 1568 - 1629 è stato filosofo e medico di corte dei Gonzaga di Guastalla.
Fu autore di numerose opere che spaziano in diversi campi della scienza. Nell'Accademia degli Scioperati ebbe il nome di l'Improvviso. Studiò all'Archiginnasio di Bologna (l'immagine di destra raffigura il suo stemma dipinto nell'Aula II degli Artisti ed è tratto da 
//badigit.comune.bologna.it/stemmi/), con Mercuriale, Costeo, Tagliacozzo,  Claudino e Giovanni Zecca con il quale esercitò la professione medica a Roma.
Tra i suoi scritti si ricordino almeno l'Astrologia amorosa (1610), l'Influsso maligno osservato nella terra e territorio di Guastalla (1610) e, soprattutto, la Compendiaria descripptione della virtà e facoltà del tabacco (1628) da lui chiamata "Herba regina", con riferimento alla Regina di Francia. Testo approfonditamente studiato dal compianto prof. Spalato Signorelli.


 




Un settecentesco "Campione delle misure"




Rimaniamo anche oggi fuori dal Palazzo dei Principi. Nella parete di sinistra dell'atrio inferiore del Palazzo Municipale, che conserva come vedremo in altre occasioni, preziose testimonianze della storia correggese, poco visibile a chi entra, è murato questo pregevolissimo "Campione delle misure " della città.
Il 28 luglio 1861 vennme ufficialmente adottato in tutto il Regno d'Italia il sistema metrico decimale, dopo che lo Stato estense lo aveva già fatto nel 1852 (i precedenti tentativi francesi erano falliti e solo nel ), i centri più importanti avevano le proprie misure. Correggio non faceva eccezione ed eccole:
la pietra (cm. 40 x 17,5, spessore di cm. 6,7), il lambrecchio (cm. 47 x 20, spessore di cm. 7,5), la lambrecchia (cm. 47,5 x 18,5, spessore cm. 6,5), la tavella (cm. 38 x 17, spessore cm. 5,7) e il coppo cm. 28,5/20,5 x 49,5), il braccio da legna, lungo cm. 54 e il braccio da tela, lungo cm. 60.5.

Esistevano poi altre misure qui non riportate: il braccio mercantile di Correggio (m. 0,638 / m. 0,641; il braccio per terreni e fabbriche (m. 0,531) e il sacco per aridi (litri 129).

 




Giberto VIII da Correggio




Questa volta usciamo dal Museo e dal Palazzo, per entrare nelle seicentesca chiesa della Madonna della Rosa, costruita da Siro da Correggio nel 1626 là dove sorgeva la distrutta chiesa di Sant'Antonio con l'attigua cappelletta di Sant'Orsola, edificate nel 1440. Sul sito torneremo in un prossimo intervento.
Vero scrigno della memorica storica della città, sopra l'altare maggiore della chiesa si può vedere questo bellissimo altorilievo quattrocentesco in terracotta policroma (purtroppo estesamente ridipinto) raffigurante la Madonna con il Bambino detta della Rosa, tra i santi Francesco, Antonio Abate e un orante (Giberto VIII da Correggio, che nella genealogia correggesca più recente viene indicato come Giberto V).
Proveniente dall'oratorio di Sant'Orsola fatta erigere da quel Giberto, l'opera, sebbene di produzione provinciale, risente chiaramente ed estesamente delle esperienze di Jacopo della Quercia.


 




Charles Price e i suoi globi: il globo terrestre

 

Il Museo espone due preziosi globi, uno terrestre e l'altro celeste (sul quale ritorneremo in seguito), opera di Charles Price senior. 

Nato nel 1679 e morto nel 1733, idrografo dei Re d’Inghilterra e attivo tra il 1697 e il 1730, Price senior fu collaboratore e maestro di alcuni dei più autorevoli cartografi inglesi dell'epoca.  Autore di numerose importanti cartografie, tra cui una carta del mondo pubblicata nel 1714 e un globo, da esso derivata, del 1715. Risale al 1716 l'esemplare di Correggio, dedicato a uno dei più rivoluzionari scienziati del tempo: Isaac Newton, come si può leggere in un cartiglio sul globo.

Questa realizzazione di Price è di fondamentale importanza nella storia della cartografia moderna e delle scoperte geografiche tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento.

 





Un "pittore senza quadri": Francesco Madonnina




Così, fino in tempi recenti, era stato definito Francesco Madonnina. Modenese, nato nel 1561 e morto nel 1591, di lui fino al 1970 non si conoscevano opere attribuibili con certezza. Fino a quando, cioè, nel 1970 Giuliano Frabetti gli attribuì la Madonna del Rosario con santi domenicani della chiesa di S. Giuseppe in Correggio. Oggi, circondata dai suoi Misteri, campeggia, per ragioni di dimensioni, nella Sala dei Seicento del Museo di Correggio. Nella grande pala, la cui ancona orginale è ancora nella chiesa di S. Giuseppe, l'artista
raggiunge un linguaggio colto e raffinato, minuzioso nei dettagli ed elegante nei gesti, velato d’ironia e di giovialità, a tal punto da far emergere una personalità che è riuscita a lasciare nel corso della sua vita, seppur breve, opere fondamentali per la pittura locale. Nella Galleria del Cinquecento vi possono vedre altre due sue opere del Maestro modenese: San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio e San Pietro Martire.



 





Un restauro ... miracoloso

 

Le due immagini che proponiamo oggi ci mostrano un restauro ... miracoloso di un reliquario a busto giunto a noi in condizioni disperate. Il reliquario, in bende di tela di lino impregnate di gesso e raffigurante Sant'Orsola, per la lunga incuria e abbandono in ambiente del tutto inadatti alla conservazione, era totalmente sfondato e accartocciato su se stesso. Il restauro ne ha recuperato perfettamente la fisionomia e le cromie originarie.
Il manufatto è di scuola romana del primo Seicento. 


 




4 giugno festa di S. Quirino


 

In occasione della festa del Patrono principale di Correggio, San Quirino vescovo di Siscia (Siszeck) in Croazia, martire nel 309 sotto Diocleziano, il cui culto si diffuse a Correggio fin dall'inizio dell'XI secolo grazie alla famiglia dei da Correggio, pubblichiamo un omaggio al Santo e al Correggio.
Si tratta infatti del particolare che raffigura i santi Francesco e Quirino, che regge nelle mani un modellino della città secondo una consuetudine consolidata dell'epoca, della celeberrima Madonna con il bambino e i santi Francesco e Quirino, meglio conosciuta come Madonna dei limoni, opera giovanile (1511 ?) attribuita al Correggio, oggi conservata nella Galleria Estense di Modena.



 




Il capolavoro di Fermo Ghisoni



Fermo Ghisoni, nato a Caravaggio del 1505 e morto a Mantova nel 1575, in questo suo "San Giovanni Evangelista e un angelo", replica in modo più maturo e intimistico un'analoga opera commissionata nel 1552 e oggi conservata nel Duomo di Mantova. Gian Paolo Lusetti ha ottimamente rilevato come l'equilibrio fra profondità dei chiaroscuro e precisione dei contorni e l'intensa caratterizzazione del volto del santo possano rivelino ancora l'influenza di Giulio Romano, di cui Ghisoni era stato uno dei principali collaboratori nelle imprese mantovane.

 




Baldassare Aloisi detto il Galanino



Firmato e datato Baldassar Aloisi Bononien. MDCVII, questa grande pala raffigurante la Madonna con il Bambino in gloria e i santi Girolamo, Giovanni Battista, Paolo eremita e Rocco, proviene dalla chiesa di S. Sebastiano in Correggio, costruita, nelle forme originarie, nel 1502. Il quadro venne realizzato per disposizione testamentaria di Quirino Merli, sodale della Confraternita di S. Sebastiano. L'opera, che avrebbe dovito essere collocata sull'altare maggiore della chiesa entro un anno dalla morte del testatore, avvenuta nel 1600, lo fu alcuni annipiù tardi, nel 1607.  E' la data che compare anche sulla colonna dietro il cane in primo piano. La tela è trale poche oepre supertisti di Galanino, cugino per parte di madre di Agostino e Annibale Carracci. E di quella grande scuola il nostro autore fu uno degli esponenti di maggiore spicco e prestigio, come rilevato in numerose pubblicazioni dedicate ai Carracci, non ultimo "La scuola dei Carracci. I seguaci di Agostino e Annibale", a cura di E. Nigro e M. Pirondini.


 

 



Dai depositi del Museo

 

Una ricognizione nei depositi archeologici del Museo ha portato alla luce sacchetti di monete medioevali, di cui un fogliettino manoscritto degli Anni Settanta indicava come provenienza "Canolo-Fosdondo".
Un primo gruppo è stato oggetto di accurata pulizia che ha rivelato la loro natura e la zecca di coniazione. Si tratta di denari "enriciani"coniati dalla zecca di Lucca tra il 1039 e il 1125. Vengono così definiti quei denari in argento, di piccolo modulo e peso (15-18 mm. e anche meno di un grammo di peso), caratterizzati dalla presenza di una grande H nel diritto.
Queste e altre monete, per le quali è in atto un analogo intervento, saranno a breve esposte nella Sala di archeologia del Museo.


 




Le origini dello stemma dei da Correggio (2)


 

Federico Barbarossa consegna  a Leopoldo V di Babenberg la nuova bandiera con i tre colori (H. Part, ca. 1490)

 

I colori rosso - bianco - rosso che compaiono nell'arme antica dei da Correggio sono analoghi a quelli della bandiera austriaca, già noti attorno al 1230 come i colori della potente famiglia Babenberg che fin dal X secolo governava l'Ostmark (più tardi Österreich, cioè Austria), che comprendeva anche una parte della valle del Danubio.

Varie sono le leggende fiorite attorno all'origine di quel vessillo. La più nota rimanda alle vicende dell'assedio e della presa di San Giovanni d'Acri durante la III Crociata (1189-1191). In quell'occasione, durante una battaglia  il duca Leopoldo V di Babenberg  indossò una tunica bianca, la battaglia fu così sanguinosa che la tunica diventò tutta rossa e rimase bianca solo nella parte coperta dalla cintura che reggeva la spada. Dopo l'estinzione della famiglia nel 1246, i colori rimasero un distintivo dei territori che avevano governato e quando gli Asburgo divennero reggenti nell'Arciducato d' Austria (a partire dal 1282) integrarono questi colori nel loro stemma.
Non è difficile, a questo punto, vedere un forte punto di contatto con la leggenda correggesca che Rinaldo Corso "costruito'", con tutta verosimiglianza, proprio a partire da quella asburgica.



 


Tracce longobarde nel correggese






Rimaniamo in ambito militare con un reperto importantissimo che ci parla della presenzadi genti di origine longobarde, seppure nell'ultima fase della loro dominazione o subito dopo, nel correggese. In particolare a Canolo dov'è stata rinvenuta questa spatha con lama a due tagli. In ferro forgiato, lunga 72 cm. e larga 5,5, con un codolo (parte piatta terminale della lama incastonata nell'impugnatura in legno od osso) di 7,8, è databile tra l'VIII e il IX secolo
A circa 19 cm. dalla punta del codolo è ben visibile la traccia dell'originaria piegatura della lama (purtroppo incongruamente raddrizzata). Traccia di grandissima importanza in quanto testimonianza di una precisa consuetudine funeraria dei Longobardi che piegavano "a caldo" la spada del guerriero defunto prima di seppellirla insieme al cadavere ponendola lungo il suo braccio destro.





 



L'arte della guerra e della caccia



Abbiamo visto in una precedente occasione l'uso dell'archibugio nelle cacce tardocinquecentesche. In campo militare l'arma fu introdotta nella seconda metà del XIV secolo e conobbe la più grande diffusione in occasione delle Guerra d'Italia tra la fine del Quattrocento e la metà del Cinquecento. La canna liscia imprimeva al proiettile, di ferro nel XVI secolo (come questo esemplare del Museo, con un diametro di circa 22 millimetri, che orienta a considerare l'arma un "archibugio da posta") o di piombo nel XVII, una traiettoria molto "erratica" a causa dei continui rimbalzi contro le pareti interne che ne compromettevano sia la gittata (come si è visto in precedenza una cinquantina di metri il tiro utile) e, soprattutto, la precisione.

 




La leggenda delle origini dello stemma dei da Correggio


 

Lo scudo di Manfredo da Correggio presente in uno dei capitelli della chiesa di S. Francesco mostra, sotto l'aquila monicipite e i due leoni affrontati, lo stemma antico dei da Correggio di rosso alla fascia d'argento (bianco). La leggenda dell'origine di questo stemma la si deve a Rinaldo Corso. Secondo la sua narrazione, Giberto I da Correggio, al seguito di Carlo Magno, la notte prima di una battaglia contro i Longobardi, ebbe in sogno la visione della Beata Vergine che l'avrebbe cinto di una fascia bianca tra due vermiglie prennunciandogli la vittoria. Una leggenda davvero intrigante. Ma fu completamente e solamente "farina del sacco" di Corso? Lo vedremo in un prossimo appuntamento.

 




#iorestoacasa

Le arma da caccia negli arazzi di Correggio




 

 

Quale arma da fuoco lunga compare negli arazzi di Correggio? Si tratta dell'ingombrante (lungo fino a 1,5 metri) e pesante (9 - 12 kg.) archibugio, un'arma da sparo portatile, composta da un calcio di legno, una canna di ferro ed un meccanismo d'accensione. L'archibugio veniva caricato con la polvere da sparo e la palla di piombo che veniva fusa o, meglio, realizzata per mezzo di un apposito arnese. Nei secoli, il meccanismo d'accensione subì diverse modifiche che determinarono le diverse denominazioni assunte da quest'arma: archibugio a fuoco, archibugio ad accensione a miccia, archibugio con acciarino a ruota, archibugio a pietra focaia (dalla fine del XVII secolo).  Quello che compare negli arazzi correggesi è con tutta probabilità un modello di archibugio con acciarino a ruota, assai costoso e limitato all'uso civile.


 



#iorestoacasa

Una dama enigmatica (2)




Ecco un prezioso particolare del ritratto. Il garofano rosso nei capelli, simbolo di amore, fedeltà ed eleganza, veniva utilizzato anche per indicare il fidanzamento (in atto o prossimo) della giovane giovane donna ritratta.
Dietro scorgiamo un raffinato monile che impreziosisce la ragazza: una gioiello " a fontana" di perle che orna  la sua capigliatura.




#iorestoacasa

Una dama enigmatica




Tra le opere del Museo di Correggio, questa certamente è una delle più signifocative per la storia del costume seicentesco. A lungo attribuita a Sante Peranda e identificata con Veronica Gambara, oggi attribuzione e identificazione sono comunemente rifiutate. Il dipinto, piuttosto, deve essere ricondotto all'ambito dei pittori fiamminghi operanti a Mantova nel primo Seicento. Come ha scritto Graziella Martinelli Braglia "Notevole l'interesse dell'immagine dal profilo della storia del costume: il pennello indugia sull'ampia gorgiera a merletto dal caratteristico motivo dei cuori con sovrapposte due frecce incrociate: nella veste disegni gigliati, a ricami di perle e di gemme; l'acconciatura, impreziosita dai puntali con rare perle a goccia, che valorizzano le diafane carni della dama". Su alcuni altri particolari significativi del ritratto, già di Antonio Alessandro Arrivabene, ritorneremo in una prossima occasione.

 




#quantestorienellastoria



Terzo appuntamento per "Quante storie nella storia 2020". Oggi è la volta delle immagini dei due martiri della violenza fascista. Mario Gasparini (1891-1920) e Agostino Zaccarelli (1988-1920), ritratto in divisa durante il servizio militare.




#iorestoacasa

La zecca di Correggio (4)

Un cuore dolente o festante?



Per non lasciare troppa suspence attorno a questa moneta, eccoci a ricordare lew contrastanti spiegazioni che sono state del cuore trafitto che compare nel rovescio della moneta, della quale è ignota anche la data di coniazione: al tempo di Siro Principe (161-1630) oppure di Siro Conte (1605-1616). Oggi si propende per la seconda data.
E il cuore? Si è pensato a un messagio lanciato da Siro quando gli vennero lanciate accuse di illegittimità nel 1612, oppure nel 1623, quando vennero solletave le prime contestazioni sulla zecca. Ugo Bizzarri ha riconosciuto nella disposizione delle frecce il monogramma AN, iniziali di Anna Pe(l)oni o Pennoni, sposata segretamente da Siro il 3 febbraio 1621.
Abbiamo quindi, a seconda dell'ipotesi che si abbraccia (le prime due contrastano non poco con le prassi del tempo, come pure la scelta di una moneta di piccolo conto anzoichè una di ostentazione), un cuore dolente o un cuore festante.


 





#quantestorienellastoria



Secondo appuntamento per "Quante storie nella storia 2020". Oggi presentiamo la fotografia della Casa del Popolo (in una cartolina del 1912) dove il 31 dicembre 1920 furono assassinati Mario Gasparini e Agostino Zaccarelli.
Il settecentesco Palazzo Contarelli sarà poi requisiti dal Partito Fascita e ospitò, fino alla Liberazione, la Casa del Fascio. Dopo alterne vicende nel dopoguerra (sede scolastica, sede di uffici dell'amministrazione statale), è stato recentemente acquisito dall'Amministrazione Comunale che ne curerà il restauro funzionale e culturale.



 






In occasione della nuova edizione di "Quante storie nella storia 2020", vengono proposte alcune immagini della mostra che la Biblioteca Einaudi, il Museo e l'Archivio Storico dedicheranno al centenario dell'assassinio di Mario Gasparini e Agostino Zaccarelli, prime vittime della violenza fascista in provincia di Reggio Emilia (31 dicembre 1920).



La locandina del "Veglionissimo Rosso" in occasione del quale una squadraccia fascista assassinò Gasparini e Zaccarelli nei locali della "Casa del Popolo" (oggi Palazzo Contarelli)
 



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La zecca di Correggio (3)



E' una delle monete più curiose ed enigmatiche tra quelle coniate dalla zecca di Correggio, sia nel diritto che, soprattutto, nel rovescio.
Il ritratto di Siro è accompagnato da una legenda dove compare DNS per Dominus, Signore: perchè non Comes o Princeps? Nel retro un cuore è trafitto da quattro frecce in una curiosa posizione. Anche la legenda che vi compare solleva numerosi problemi: SIGNAT GRATIOSA NOM. Un vero rebus che numerosi studiosi hanno interpretato in modi del tutto differenti. Ipotesi che vedremo la prossima volta.


 





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La zecca di Correggio (2)



Camillo da Correggio è stato l'ultimo della sua famiglia a battete monete d'oro. Nelle specifico l'ongaro, a imitazione di un'analoga moneta battuta per l'Ungheria nella zecca di Kremnitz. Del valore di 6 lire e 10 soldi (contro 7.4 dell'originale), presenta nel diritto il  Camillo di fronte, in armatura, con la sinistra sulla spada e la destra che regge il bastone del comando.
Queste monte sono dette anche "ongari bragoni" per i larghi calzoni alla moda che il conte indossa.
Nel rovescio possnono comparire lo stemma della famiglia, la Beata Vergine con il Bambino o l'aquila bicipite coronata e a volo spiegato.

 




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La zecca di Correggio





Concessa a Girolamo, Fabrizio, Camillo e  Giberto da Correggio dall'imperatore Ferdinando I il 16 maggio 1559, la zecca iniziò le coniazioni il 4 giugno (festa di S. Quirino, Patrono della città) 1659 sotto l'esperta guida dello zecchiere reggiano Signoretti. Fu attiva, con alterne vicende anche giudiziarie, fino al 1630. Furono emesse monete sovente di altissima qualità, ma anche pezzi assai discutibili (imitazioni e falsi) che a lungo andare ne minarono la credibilità. Esempio della qualità raggiunta dalle prime monete correggesi è la doppia d'oro, del valore di due scudi, di cui vengono mostrati il recto con l'arme della famiglia e il verso con la Vergine e il Bambino. Fu coniata nel primo periodo attività, tra il 1569 e il 1580 e non riporta i nomi dei conti di Correggio.
La moneta fa parte della ex Collezione Lusuardi.

 






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Claudio Merulo



Organista e compositore tra i più acclamati del secondo Cinquecento, Claudio Merulo (1533-1604), dopo un brevissimo periodo a Brescia, dal 1557 al fu secondo organista in S. Marco a Venezia, città nella quale aprì anche una tipografia musicale. Restò nella Serenissima fino al 1584, quando si trasferì a Parma da Ottavio Farnese. Dal 1587 fino alla morte rimase in quella città, dove fu cembalista in Duomo e organista nella chiesa della Steccata. Un piccolo organo positivo a lui attribuito si trova nel Conservatorio Verdi di Parma.
La data  di morte indicata nel dipinto, assai posteriore allo stesso, è sbagliata. Interessante osservare una parte di prgano che compare sulla destra, che ricorda sia l'organo parmense che un bellissimo altro esemplare conservato nella Basilica di S. Quirino.

 



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Il cardinale Girolamo Bernieri (2)



Del cardinale Girolamo Bernieri, oltre al ritratto attribuito a Lavinia Fontana, il Museo espone un altro eccezionale ritratto a micromosaico (le tessere quadrate raramente presentano un lato superiore al millimetro) di Arminio Zuccato (di proprietà del Convitto Nazionale Rinaldo Corso). La famiglia Zuccato, originaria forse della Dalmazia, diede a Venezia numerosi pittori e mosaicisti attivi in laguna fin dal primo '500. Arminio (morto nel 1606), figlio di Valerio, fu maestro mosaicisti della Basilica di S. Marco fin dal 1578. Il ritratto, dedicato a Francesco Cucinio, venne realizzato probabilmente dopo la visita di Bernieri in S. Marco, avvenuta nel 1598.

 




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Il cardinale Girolamo Bernieri



Seppure rovinato dal tempo e soggetto a numerose manomissioni (poligonale, è stato trasformato in rettangolare), questo pregevole dipinto, attribuito da Angelo Mazza a Lavinia Fontana, ci mostra le fattezze del correggese cardinale Girolamo Bernieri (1540-1611). Domenicano, Cardinale dal 1586 con il titolo di S. Tommaso in Parione, poi della Minerva e di Santa Lucina, fu teologo raffinato e insigne ed esponente dell'ala più ortodossa e intransigente della chiesa di Roma. Fu segretario del Tribunale che condannò al rogo Giordano Bruno, pur non essendo tra i fautori della pena capitale.
 




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Grandi medici del '500: Marcello Donati



Marcello Donati (1538-1602), figlio dell'orefice Ettore e di Laura di Pietro Pomponazzi, è stato uno dei più importanti medici del Cinquecento italiano. Autore di numerosi pubblicazioni che ebbero il favore dei colleghi (il suo "De medica historia mirabili" del 1586 è stato ristampato fino al 1664), fu medico di corte dei Gonzaga di Mantova, per i quali svole anche numerosi incarichi diplomatici.
 Vincenzo Gonzaga nel 1587 lo nominò Conte di Ponzano, nel Monferrato (come si legge nella legenda del quadro), trasmissibile agli eredi
Qui è ritratto in abito di Cavaliere Commendatario dell'Ordine di S. Stefano papa e martire.

 





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Grandi medici del '500: Paolo Grassi

Il quadro raffigura Paolo Grassi (1562-1622), medico correggese attivo dapprima a Novellara e quindi a Correggio, dove fu anche segretario del Principe Giovanni Siro. Sullo sfondo compaiono i dorsi dei testi di medicina della sua biblioteca privata, mentre sul tavolo spicca, su un leggio, la prima carta manoscritta del trattato De lolio stampato a Bologna nel 1600.
Tiene sulle ginocchia un bambino (le cui fattezze, per la verità, non sono particolarmente gradevoli), riccamente vestito con un abito roso e giallo cupo, con ampia gorgiera, maniche larghe a righe, calzoncini corti, berretta in capo e pendente gioiello sul torace.



 





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Un secolo fa ...

Oggi vi proponiamo un documento dall'Archivio Storico del Comune di Correggio, i cui contenuti saranno molto familiari a chi ci legge. Sono le istruzioni che la Direzione Generale della Sanità pubblica del Ministero  dell'Interno pubblicò nel 1918 per combattere la diffusione della terribile epidemia di influenza spagnola che, sfruttando lo stato di prostrazione delle popolazioni stremate da quattro anni di guerra, stava mietendo milioni di vittime. In pratica sono in larghissima parte i medesimi suggerimenti che ancor oggi vengono dati in questo così difficile periodo.

 


 



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Camillo Bertolini (2)

Nel 1923 la legge Gentile, con l’istituzionalizzazione della Facoltà Universitaria di Architettura, toglie ai diplomati in disegno architettonico il diritto di firma a meno di sottoporsi ad un nuovo esame abilitante di Stato. Bertolini rifiuta di farlo e si orienta sempre di più verso studi di interni e arredamenti. Non può più firmare, se non in casi particolari i propri progetti. Per questo motivo è molto difficile recuperare sue elaborazioni architettoniche.
Tra le poche possiamo annoverare, nel 1926, il Garage Foroni in Piazzale Carducci a Correggio, che i correggesi meno giovani sicuramente ben ricordano: un esempio mirabile di liberty applicato a un edificio produttivo.

 



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Camillo Bertolini



Nato a Correggio nel 1890 e morto a San Martino Piccolo nel 1955, Camillo Bartolini, fratello di Enrico, è stato un artistica eclettico, ma ancora poco conosciuto. Diplomato all’Istituto di Belle Arti di Modena in Ornato e Disegno  architettonico, è stato creatore di progetti architettonici, molti dei quali assai significativi. Fu designer e realizzatore di arredi e complementi d'arredo per appartamento di grande raffinatezza.
Le sedia con l'originale sistema per reclinare lo schienale da lui disegnata e fatta realizzare per la sua casa rivela nel progetto soluzioni tecniche avanzate. Il disegno complessivo avvicina questo mobile,come ha ben dimostrato Alessandra Mantovani, alla celebre poltrona di legno compensato di Alvar Aalto.



 



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Un imponente Correggio

Questo imponente busto del Correggi0 (è alto ben 79 cm.), in marmo, fu a Correggio fino al 1928, per essere poi riacquistato in tempi recenti. Enrico Bertolini affermò di avere visto posteriormente la firma del carrarese Pietro Bienaimè, tuttavia non più rintracciabile. Oggi viene attribuito a Pompeo Marchesi (1789 - 1858), allievo di Canova e scultore neoclassico assai celebrato nella prima metà del XIX secolo che ha reso con tecnica assai abile le sembianze del Correggio idealizzate dalla tradizione romantica.


 





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Da Correggio a Callani



Questo "San Biagio" (l'identificazione del Santo è facilitata dalla presenza del pettine di ferro di ferro per cardare la lana, simbolo del suo martirio avvenuto nel 316) è attribuito con sicurezza a Gaetano Callani (Parma 1736 - 1809). Pittore e scultore di grande raffinatezza, lodato da Mengs, Direttore della Reale Accademia di Parma, nelle sue pitture sono facilmente ravvisabili echi profondi di Parmigianino e, come in questi caso, di Correggio, per il quale ebbe una sincera venerazione, tanto da promuoverne lo studio sia nell'Accademia sia nella sua scuola privata.
 





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Una vera da pozza ... abusiva



L'elegante vera da pozzo che accoglie i visitatori del Palazzo appena entrati, sulla destra, in origine non si trovava all'interno del Palazzo stesso, ma nell'attuale Piazza Garibaldi. Venne collocata negli anni Trenta del secolo scorso da Riccardo Finzi.
L'iscrizione riporta il nome di colui che la volle, Giberto X da Correggio (o VII, secondo una diversa e più moderna numerazione)  e la data di realizzazione (1507), un anno prima del completamento del Palazzo. Sotto troviamo gli stemmi di Giberto (sinistra guardando) e, a destra, quello della prima moglie, 
Violante Pico, figlia di Antonio Maria Pico, Conte di Concordia, e di Costanza Bentivoglio dei Signori di Bologna.




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Il fascino dell'araldica (2)

Feroce in battaglia



Chi osserva lo spettacolare portale istoriato del Palazzo dei Principi, può notare che al centro dell'architrave lo stemma della famiglia è sorretto dalle zampe di due bizzarri animali. Si tratta di due grifoni, seduti e affrontaii, cioè posti l'uno di fronte all'altro, faccia a faccia. Il grifone era un animale fantastico. Aveva busto, collo, testa e ali d'aquila, la parte posteriore e la coda di un leone, i piedi anteriori con lunghi artigli e orecchie aguzze come quelle dei cavalli.
In araldica simboleggia la ferocia. Nel nostro caso allude alla "ferocia", cioè al valore in battaglia dei da Correggio.





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La Correggio di Siro



Nella Sala di Archeologia e del Territorio è esposta questa bella pianta che ci presenta Correggio con una particolare veduta a volo di uccello.
E' dedicata al principe Siro da Correggio, come si legge nel cartiglio in alto a destra. A sinistra, in alto, sono effigiati San Quirino e la Vergine con il Bambino, mentre al centro è rappresentata l'arme antica della famiglia, lo scudetto con le fasce rosse bianca, da cui si diparte il cartiglio ricordato in precedenza.
Realizzata verso il 1620, è stata attribuita all'orafo Gian Maria Piamontesi, autore della stupenda croce astile del 1612 custodita nel Tesoro della Basilica di San Quirino. Croce che nella raffigurazione di Correggio presenta importanti analogie con questa pianta.



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Dalla cerchia di Bartolomeo Schedoni

Questa piccola e delicata "Sacra Famiglia" deve prudenzialmente essere ascritta alla cerchia di Bartolomeo Schedoni (Modena 1578 - Parma 1615), grande estimatore del Correggio dalla cui opera venne profondamente influenzato. Il quadretto rivela alcune della caratteristiche tipiche delle opere di Schedoni nel tipo di illuminazione che fa emergere dallo scuro del fondo le figure e da una chiara influenza correggesca negli sguardi che legano e collegano i personaggi. La presenza di numerosissime opere con questa iconografia testimonia dell'esistenza di un  ampio mercato a carattere popolare che richiedeva queste piccole e delicate raffigurazioni.

 




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Il fascino dell'araldica (1)



Questo bello stemma campeggia nel fregio che orna la "Sala del Camino. Raffigura, a sinistra guardando (destra araldica) lo stemma dei da Correggio, con le caratteristiche tre fasce di rosso e bianco sormontate dall'aquila e dai leoni affrontati (cioè posti l'uno di fronte all'altro) e a destra (sinistra araldica) il leone rampante e coronato dei da Brandeburgo. E', infatti, lo stemma di Francesca di Brandeburgo, vedova di Borso da Correggio, che volle la costruzione del palazzo.
In una prossima occasione parleremo brevemente della leggenda che si cela dietro lo stemma dei da Correggio.

 




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Polidoro da Lanciano

Questo "Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria" (la Santa è riconoscibile dall'attributo iconografico della ruota dentata del suo martirio), a lungo è stata attribuito a
un pittore veneziano della metà del XVI secolo. Più recentemente è stato proposto il nome di Polidoro da Lanciano (1510/15 circa - 1565), attivo a Venezia dove incontrò i grandi artisti del tempo quali Tiziano, Tintoretto e Veronese. La tavola deriva da una composizione di Tiziano, nota in varie versioni, ma presenta una maggior rigidità compositiva e un'attenuazione del colorismo originario.



 



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Una feroce ironia


 

Ritrovata nei pressi della chiesa di San Francesco, questa ciotola in ceramica bianca (sec. XVII), ricomposta, presenta sul fondo un curioso e ferocemente ironico motivo decorativo: un cane con fattezze umane e sulla testa un copricapo che ricorda molto la mitra episcopale. E' un chiaro riferimento alla storpiatura della forma latina del nome stesso dell'ordine (Dominicanus), assai simile a Domini canis, "cani del Signore".

 



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Un dolente "Cristo alla colonna"

Nella Galleria del Cinquecento è esposta una bella tavola raffigurante un dolente "Cristo alla colonna". Si tratta di una copia, riconducibile alla bottega del Maestro, dell'omonima opera realizzata da Alessandro Bonvicini, detto Moretto da Brescia (1498 - 1554), già nelle collezioni Farnese e oggi al Museo di Capodimonte. Un recente restauro ha in parte sanato in gravi danni del tempo, rendendo nuovamente leggibile un'opera dal forte impatto emotivo.

 



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Un altarolo a edicola




In legno intagliato e dorato, l'altarolo, proveniente dalla chiesa di San Francesco,  presenta all'interno quattro piccole statue con le effigi dei santi Girolamo e Francesco (ordine superiore), Pietro Martire e Caterina da Siena (ordine inferiore). All'esterno compaiono le immagini di santa Elisabetta d'Ungheria e san Luigi di Francia.
Interessantissimo esempio di artigianato artistico, pur con qualche ingenuità popolaresca nelle scritte e nella realizzazione delle sculturine, è da ascrivere a uno scultore dell'Italia settentrionale del secondo Quattrocento dove la produzione di complessi in legno scolpito, derivata da preziosi modelli di oreficeria, era assai diffusa.

 



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Una "Madonna" di rara dolcezza

La Sala del Mantegna è un po' il cuore del Museo di Correggio, per la qualità delle opere che vi sono esposte.


Questa "Madonna con il Bambino", più conosciuta come "Madonna del Soccorso" per la funzione e l'uso cultuale, proviene da quello scrigno di tesori che è la chiesa di San Francesco. Per secoli ridotta a una sorta di pupazzo per le continue ridipinture, dopo un attento restauro è stato possibile recuperare non solo le cromie originali, ma anche i preziosi dettagli delle decorazioni delle vesti e dei capelli della Madonna e la collana in rosso corallo (anticipazione simbolica della Passione) del Bambino.
E' stata attribuita in forma dubitativa al Maestro del Monumento Fava (metà circa del XV secolo).

 



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Una raffinata "Madonna con Bambino e Santi"

Nella sala che ospita il "Redentore" di Andrea Mantegna e le opere del Correggio, spicca una raffinatissima "Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano".


Già attribuita per lungo tempo a Domenico Panetti e per un breve periodo a Lazzaro Grimani, oggi viene proposto il nome di Geminiano Benzoni ( c. 1470 - ante 1513), pittore che operava nell'abito della Scuola ferrarese al tempo di Ercole I d'Este.
Destinata alla devozione privata, come suggerisce la piccola dimensione, certamente collegata ai culti dei due Santi particolarmente diffusi in periodi di epidemie di peste, è splendida per l'accesa gamma cromatica e la delicatezza dei particolari (decorazioni dei vestiti, gioiello pettorale della Madonna, trasparenza del globo nella mano sinistra del Bambino).

 



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Echi di guerre lontane


Esposta nella Sala di Archeologia e del Territorio, quella che è tradizionalmente definita "bombardella" è, in realtà, un pezzo, il principale, di quel tipo d'arma da fuoco. Si tratta del "mascolo", cioè la parte posteriore amovibile che conteneva la polvere da sparo e in certi casi anche il proiettile. Davanti era incastrata la canna. Il nostro esemplare è in ferro fucinato (di più rara conservazione) e risale almeno al primo Quattrocento.
 



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Vincenzo Vela (1820 - 1891) è stato uno dei massimi scultori della seconda metà dell'Ottocento. A Correggio si conservano ben cinque sue opere.


Il busto bronzeo di Dante, di elegantissima e pregevole fattura, nel quale possiamo cogliere tutte le caratteristiche di Vela scultore, venne realizzato negli Anni Settanta dell'Ottocento. 
Vela lo donò, come possiamo leggere nell'iscrizione sul piede del basamento, al Municipio di Correggio in segno di gratitudine dopo avere realizzato il Monumento al Correggio in piazza San Quirino, inaugurato il 17 ottobre 1880.

 



#iorestoacasa
Nuovo appuntamento con le opere del Museo.
Oggi è la volta di una pregevolissima copia antica (sec. XVI) de "La Zingarella" del Correggio, concessa dal collezonista reggiano Giuliano Grasselli.


L'originale, oggi a Capodimonte, venne dipinto dal Correggio verso il 1517 ed è nominato come "Madonna in habito da Cingana" nell'inventario dei beni del duca di Parma Ranuccio Farnese. Nel 1734, quando don Carlo di Borbone cambiò la corona ducale di Parma con quella reale di Napoli, seguì il nuovo sovrano nella città partenopea e là è rimasta.
A metà degli Anni Trenta del secolo scorso un discutibile restauro ha cancellato numerosi dettagli del quadro, tra cui il coniglietto in basso a sinistra, perchè ritenuti non originali.

 



Quinto appuntamento di #iorestoacasa.
Ritorniamo a parlare dei nostri arazzi, con un tema (poco) sacro e (molto) profano. Guardiamo questo particolare della "Caccia alle anatre e agli aironi".




Questi gentiluomini stanno cacciando o si apprestano a cacciare anatre e aironi presenti in alcuni stagni. Mentre uno sullo sfondo dà alcune istruzioni a una gentildonna che regge un archibugio, in primo piano un cacciatore con la sua arma sulla spalla assiste. Ma dov'è il sacro e dove il profano? Si tratta di un gioco di parole che nasce dalla tradizione armiera del XVI e XVII secolo. Con l'espressione "Dodici Apostoli" venivano indicati i dodici contenitori, di legno o carta, di colpi di pronto impiego legati alla bandoliera del soldato. Per assimilazione, i "Quattro Evangelisti" erano i quattro contenitori che pendevano dalla fiasca della polvere, come possiamo facilmente notare sulla schiena del gentiluomo in primo piano, ma anche sul fianco del cacciatore, in secondo piano, che sta prendendo la mira.
 



Quarto appuntamento di #iorestoacasa.
Il Correggio realizzò numerose opere per le chiese di Correggio. Purtroppo fin dal Seicento furono trafugate o trasferite fuori dalla città.


Il "Riposo durante la fuga in Egitto con S. Francesco", oggi nella Galleria degli Uffizi a Firenze, fu dipinto dal Correggio verso il 1520 su commissione di Francesco Munari per la Cappella dell'Immacolata Concezione in S. Francesco. Nel 1638 venne sottratta, per ordine del duca Francesco I d'Este e sostituita con questa copia. Tradizionalmente l'autore è stato identificato con Jean Boulanger, ma recentemente è stata proposta una convincente riattribuzione a Nicolas Régnier. 
Il soggetto è ispirato ai vangeli apocrifi dello Pseudo Matteo e del Protovangelo di Giacomo e ci mostra a sinistra San Giuseppe che coglie i datteri dalla palma per sfamare il Bambino e la Vergine, la sorgente d'acqua che sgorga sotto i piedi di Giuseppe e a destra S. Francesco (titolare della chiesa ov'era collocato il quadro) in adorazione. 

 




Terzo appuntamento di #iorestoacasa.
Oggi è la volta di una brocca in ceramica con un curioso ritratto


Il personaggio ritratto, con un'alta fronte e una particolare capigliatura che copre la parte posteriore della nuca, è Leonello d'Este, marchese di Ferrara dal 1441 al 1450.
La capigliatura camuffa la testa periclea, cioè oblunga e sproporzionata, che prese il nome dall'ateniese Pericle. 
La brocca venne realizzata da una fabbrica locale (Correggio? San Martino in Rio?) agli inizi degli Anni Quaranta del XV secolo, quando il novello duca, figlio illegittimo legittimato di Niccolò III, rafforzò la sua immagine di legittimo successore del padre scomparso.

 




Secondo appuntamento di #iorestoacasa.
Anche oggi un particolare dai nostri arazzi. 



Nella "Caccia alle anatre e agli aironi", compare questa bella scena di svago e festa, dove i nobili convenuti si trattengono facendo uno spuntino allietati dalla musica. La dama al centro è oggetto di pesanti attenzioni da parte di un cavaliere che approfitta del fatto che ella deve tenere, sull'avambraccio sinistro, un falco da caccia incappucciato, probabilmente uno smeriglio. Discutibile privilegio per la dama di più alto rango della compagnia. 
 



Aderendo alla campagna #iorestoacasa promossa dal Ministero dei Beni Culturali, anche il Museo di Correggio propone dei "tour virtuali" delle collezioni attraverso immagini significative o curiose delle proprie opere.



E' il basilisco, che compare in una delle bordure ritagliate dagli arazzi di Cornelius Mattens.
Animale fantastico, compare nella mitologia  e nelle leggende greche ed europee, strettamente imparentato con salamandre e draghi.
Secondo Plinio il Vecchio, era velenosissimo, capace di uccidere con il solo sguardo o il fiato, capaci di pietrificare, incenerire o seccare tutto quello con cui veniva a contatto.
 




Nella pagina "Curiosità" brevi note su personaggi, luoghi o eventi correggesi poco noti o sconosciuti
 


 
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Realizzato da Age/Associaz Giovani in Europa e Anpi Correggio (promotore e co-promotore), con il patrocinio di Comune di Correggio e Reggio, la collaborazione di Istoreco e il finanziamento di IBC sul bando “Giovani per il territorio”  il progetto “Le strade della libertà” valorizza i luoghi della memoria democratica del '900, antifascista e resistenziale. Per ogni sito è stata realizzata una scheda (bella e approfondita) e i vari siti sono organizzati in “itinerari” (per ora 5: la strada dell’antifascismo, la strada della resistenza A, la strada della resistenza B, la strada degli ebrei, la maratona dei cippi).
Tutto il materiale è disponibile su Internet al link 
http://www.ageuropa.eu/lestrade/

 
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