Musei Il Correggio
In primo piano

Orario autunno 2020 - primavera 2021

 

sabato                            15.30 - 18.30
domenica e festivi    10.00 - 12.30  15.30 - 18.30


Durante la settimana è possibile la visita con richiesta telefonica (0522 691806) - almeno un'ora prima della visita per verificarne la possibilità - nei giorni:
- da martedì a venerdì 9.00 - 12.00
- lunedì, martedì, mercoledì e giovedì anche 16.00 - 18.00


In occasione di eventi o avvenimenti straordinari sono possibili variazioni d'orario che vengono comunicati sul sito del Museo, sul sito del Comune di Correggio  e tramite Facebook.
Si consiglia comunque di telefonare per ulteriori informazioni o inviare una mail all'indirizzo museo@comune.correggio.re.it

 
 


AVVERTENZA EMERGENZA COVID 19

Si avvertono i sigg. visitatori che per contrastare la diffusione del coronavirus:
- è obbligatorio l'uso della mascherina e dell'igienizzazione delle mani prima dell'accesso:
- all'interno del museo bisogna osservare il distanziamento sociale di 1 metro, fatti salvi i nuclei familiari;
- il numero massimo di visitatori ammessi contemporaneamente è fissato in 35 (trentacinque) unità;
- è consigliabile la prenotazione telematica (museo@comune.correggio.re.it) o telefonica (0522 691806) della visita entro le ore 12 del venerdì. La prenotazione dà diritto alla prelazione nell'ingresso solo se presenti all'orario indicato;
- si consiglia ai gruppi organizzati di concordare con la Direzione i tempi e le modalità di visita.

Ulteriori informazioni presso il bookshop Museo.



 


 

 

Nella pagina Fonti per la storia di Correggio alla Sezione Archivi sono scaricabili : Guida breve agli archivi del Palazzo dei Principi - ediz. maggio 2020; Inventario dell'Archivio Storico Comunale (primo - terzo periodo, sex. XV - 1859; carteggio amministrativo 1901 sgg., registri di protocollo, di popolazione, di cassa; giunta, consiglio e podestà; amministrazione acque Fabbrico e Campagnola); Inventario dell'Archivio notarile; Inventario parziale dell'Archivio giudiziario - registri ciminali; Inventario sommario dell'Archivio di Memorie Patrie; Inventario sommario dell'Archivio delle Opere Pie; Inventario sommario preliminare del fondo Archivi ecclesiastici; Inventario della serie "Rogiti e scritture"; Regesto breve delle pergamene del XIV secolo e dal 1404 al 1450; Catalogo preliminare degli incunaboli della Biblioteca "Einaudi"; Inventario del Fondo Bonifazio Asioli (sezione Archivi); Testi delle conversazioni sulla storia dei da Correggio relative ai secc. X - XIV tenute presso Correggio Art Home.


Un nuovo contributo per la conoscenza del Correggio: sempre nelle Fonti per la storia di Correggio sono visibili i  Video su Antonio Allegri detto il Correggio.

Nella pagina Schede
sono consultabili approfondimenti su opere delle collezioni permanenti o beni culturali del territorio, in parte pubblicate durante il periodo del lockdown.

 

E' annullata, per sopravvenuti motivi tecnici, la visita guidata alla mostra "Alchemica elegi" prevista per domenica 29 settemnre.

Alla conclusione della mostra "Alchemica elegia" domenica 11 ottobre Roberto Gatti conduce alle ore 16 
una visita guidata.
La visita avrà la durata di circa un’ora, è gratuita ed è rivolta a un massimo di 25 (venticinque) visitatori.
Chi è interessato a partecipare può comunicare la propria adesione al Laboratorio o direttamente al Museo.
E' gradita la prenotazione entro  le ore 12.30 di venerdì 12 settembre.
Info e prenotazioni: Laboratorio 059390354     
Museo Il Correggio 0522 691806

 
 





Prosegue fino all'11 ottobre nella Galleria Esposizioni la mostra "Alchemica elegia".




 



Proseguono fino al 10 gennaio 2020 nelle sale del Museo le mostre "L'Ottocento ritrovato" e "Vestito da homo dabbene".

 



 






 



L'arte della guerra e della caccia



Abbiamo visto in una precedente occasione l'uso dell'archibugio nelle cacce tardocinquecentesche. In campo militare l'arma fu introdotta nella seconda metà del XIV secolo e conobbe la più grande diffusione in occasione delle Guerra d'Italia tra la fine del Quattrocento e la metà del Cinquecento. La canna liscia imprimeva al proiettile, di ferro nel XVI secolo (come questo esemplare del Museo, con un diametro di circa 22 millimetri, che orienta a considerare l'arma un "archibugio da posta") o di piombo nel XVII, una traiettoria molto "erratica" a causa dei continui rimbalzi contro le pareti interne che ne compromettevano sia la gittata (come si è visto in precedenza una cinquantina di metri il tiro utile) e, soprattutto, la precisione.




Le arma da caccia negli arazzi di Correggio




 

 

Quale arma da fuoco lunga compare negli arazzi di Correggio? Si tratta dell'ingombrante (lungo fino a 1,5 metri) e pesante (9 - 12 kg.) archibugio, un'arma da sparo portatile, composta da un calcio di legno, una canna di ferro ed un meccanismo d'accensione. L'archibugio veniva caricato con la polvere da sparo e la palla di piombo che veniva fusa o, meglio, realizzata per mezzo di un apposito arnese. Nei secoli, il meccanismo d'accensione subì diverse modifiche che determinarono le diverse denominazioni assunte da quest'arma: archibugio a fuoco, archibugio ad accensione a miccia, archibugio con acciarino a ruota, archibugio a pietra focaia (dalla fine del XVII secolo).  Quello che compare negli arazzi correggesi è con tutta probabilità un modello di archibugio con acciarino a ruota, assai costoso e limitato all'uso civile.


 



#iorestoacasa

Una dama enigmatica (2)




Ecco un prezioso particolare del ritratto. Il garofano rosso nei capelli, simbolo di amore, fedeltà ed eleganza, veniva utilizzato anche per indicare il fidanzamento (in atto o prossimo) della giovane giovane donna ritratta.
Dietro scorgiamo un raffinato monile che impreziosisce la ragazza: una gioiello " a fontana" di perle che orna  la sua capigliatura.




#iorestoacasa

Una dama enigmatica




Tra le opere del Museo di Correggio, questa certamente è una delle più signifocative per la storia del costume seicentesco. A lungo attribuita a Sante Peranda e identificata con Veronica Gambara, oggi attribuzione e identificazione sono comunemente rifiutate. Il dipinto, piuttosto, deve essere ricondotto all'ambito dei pittori fiamminghi operanti a Mantova nel primo Seicento. Come ha scritto Graziella Martinelli Braglia "Notevole l'interesse dell'immagine dal profilo della storia del costume: il pennello indugia sull'ampia gorgiera a merletto dal caratteristico motivo dei cuori con sovrapposte due frecce incrociate: nella veste disegni gigliati, a ricami di perle e di gemme; l'acconciatura, impreziosita dai puntali con rare perle a goccia, che valorizzano le diafane carni della dama". Su alcuni altri particolari significativi del ritratto, già di Antonio Alessandro Arrivabene, ritorneremo in una prossima occasione.

 


 



#iorestoacasa

Claudio Merulo



Organista e compositore tra i più acclamati del secondo Cinquecento, Claudio Merulo (1533-1604), dopo un brevissimo periodo a Brescia, dal 1557 al fu secondo organista in S. Marco a Venezia, città nella quale aprì anche una tipografia musicale. Restò nella Serenissima fino al 1584, quando si trasferì a Parma da Ottavio Farnese. Dal 1587 fino alla morte rimase in quella città, dove fu cembalista in Duomo e organista nella chiesa della Steccata. Un piccolo organo positivo a lui attribuito si trova nel Conservatorio Verdi di Parma.
La data  di morte indicata nel dipinto, assai posteriore allo stesso, è sbagliata. Interessante osservare una parte di prgano che compare sulla destra, che ricorda sia l'organo parmense che un bellissimo altro esemplare conservato nella Basilica di S. Quirino.

 


 



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Il cardinale Girolamo Bernieri



Seppure rovinato dal tempo e soggetto a numerose manomissioni (poligonale, è stato trasformato in rettangolare), questo pregevole dipinto, attribuito da Angelo Mazza a Lavinia Fontana, ci mostra le fattezze del correggese cardinale Girolamo Bernieri (1540-1611). Domenicano, Cardinale dal 1586 con il titolo di S. Tommaso in Parione, poi della Minerva e di Santa Lucina, fu teologo raffinato e insigne ed esponente dell'ala più ortodossa e intransigente della chiesa di Roma. Fu segretario del Tribunale che condannò al rogo Giordano Bruno, pur non essendo tra i fautori della pena capitale.
 




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Grandi medici del '500: Marcello Donati



Marcello Donati (1538-1602), figlio dell'orefice Ettore e di Laura di Pietro Pomponazzi, è stato uno dei più importanti medici del Cinquecento italiano. Autore di numerosi pubblicazioni che ebbero il favore dei colleghi (il suo "De medica historia mirabili" del 1586 è stato ristampato fino al 1664), fu medico di corte dei Gonzaga di Mantova, per i quali svole anche numerosi incarichi diplomatici.
 Vincenzo Gonzaga nel 1587 lo nominò Conte di Ponzano, nel Monferrato (come si legge nella legenda del quadro), trasmissibile agli eredi
Qui è ritratto in abito di Cavaliere Commendatario dell'Ordine di S. Stefano papa e martire.

 





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Grandi medici del '500: Paolo Grassi

Il quadro raffigura Paolo Grassi (1562-1622), medico correggese attivo dapprima a Novellara e quindi a Correggio, dove fu anche segretario del Principe Giovanni Siro. Sullo sfondo compaiono i dorsi dei testi di medicina della sua biblioteca privata, mentre sul tavolo spicca, su un leggio, la prima carta manoscritta del trattato De lolio stampato a Bologna nel 1600.
Tiene sulle ginocchia un bambino (le cui fattezze, per la verità, non sono particolarmente gradevoli), riccamente vestito con un abito roso e giallo cupo, con ampia gorgiera, maniche larghe a righe, calzoncini corti, berretta in capo e pendente gioiello sul torace.



 


 



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Camillo Bertolini (2)

Nel 1923 la legge Gentile, con l’istituzionalizzazione della Facoltà Universitaria di Architettura, toglie ai diplomati in disegno architettonico il diritto di firma a meno di sottoporsi ad un nuovo esame abilitante di Stato. Bertolini rifiuta di farlo e si orienta sempre di più verso studi di interni e arredamenti. Non può più firmare, se non in casi particolari i propri progetti. Per questo motivo è molto difficile recuperare sue elaborazioni architettoniche.
Tra le poche possiamo annoverare, nel 1926, il Garage Foroni in Piazzale Carducci a Correggio, che i correggesi meno giovani sicuramente ben ricordano: un esempio mirabile di liberty applicato a un edificio produttivo.

 



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Camillo Bertolini



Nato a Correggio nel 1890 e morto a San Martino Piccolo nel 1955, Camillo Bartolini, fratello di Enrico, è stato un artistica eclettico, ma ancora poco conosciuto. Diplomato all’Istituto di Belle Arti di Modena in Ornato e Disegno  architettonico, è stato creatore di progetti architettonici, molti dei quali assai significativi. Fu designer e realizzatore di arredi e complementi d'arredo per appartamento di grande raffinatezza.
Le sedia con l'originale sistema per reclinare lo schienale da lui disegnata e fatta realizzare per la sua casa rivela nel progetto soluzioni tecniche avanzate. Il disegno complessivo avvicina questo mobile,come ha ben dimostrato Alessandra Mantovani, alla celebre poltrona di legno compensato di Alvar Aalto.



 



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Un imponente Correggio

Questo imponente busto del Correggi0 (è alto ben 79 cm.), in marmo, fu a Correggio fino al 1928, per essere poi riacquistato in tempi recenti. Enrico Bertolini affermò di avere visto posteriormente la firma del carrarese Pietro Bienaimè, tuttavia non più rintracciabile. Oggi viene attribuito a Pompeo Marchesi (1789 - 1858), allievo di Canova e scultore neoclassico assai celebrato nella prima metà del XIX secolo che ha reso con tecnica assai abile le sembianze del Correggio idealizzate dalla tradizione romantica.


 





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Da Correggio a Callani



Questo "San Biagio" (l'identificazione del Santo è facilitata dalla presenza del pettine di ferro di ferro per cardare la lana, simbolo del suo martirio avvenuto nel 316) è attribuito con sicurezza a Gaetano Callani (Parma 1736 - 1809). Pittore e scultore di grande raffinatezza, lodato da Mengs, Direttore della Reale Accademia di Parma, nelle sue pitture sono facilmente ravvisabili echi profondi di Parmigianino e, come in questi caso, di Correggio, per il quale ebbe una sincera venerazione, tanto da promuoverne lo studio sia nell'Accademia sia nella sua scuola privata.
 





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Una vera da pozza ... abusiva



L'elegante vera da pozzo che accoglie i visitatori del Palazzo appena entrati, sulla destra, in origine non si trovava all'interno del Palazzo stesso, ma nell'attuale Piazza Garibaldi. Venne collocata negli anni Trenta del secolo scorso da Riccardo Finzi.
L'iscrizione riporta il nome di colui che la volle, Giberto X da Correggio (o VII, secondo una diversa e più moderna numerazione)  e la data di realizzazione (1507), un anno prima del completamento del Palazzo. Sotto troviamo gli stemmi di Giberto (sinistra guardando) e, a destra, quello della prima moglie, 
Violante Pico, figlia di Antonio Maria Pico, Conte di Concordia, e di Costanza Bentivoglio dei Signori di Bologna.




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Il fascino dell'araldica (2)

Feroce in battaglia



Chi osserva lo spettacolare portale istoriato del Palazzo dei Principi, può notare che al centro dell'architrave lo stemma della famiglia è sorretto dalle zampe di due bizzarri animali. Si tratta di due grifoni, seduti e affrontaii, cioè posti l'uno di fronte all'altro, faccia a faccia. Il grifone era un animale fantastico. Aveva busto, collo, testa e ali d'aquila, la parte posteriore e la coda di un leone, i piedi anteriori con lunghi artigli e orecchie aguzze come quelle dei cavalli.
In araldica simboleggia la ferocia. Nel nostro caso allude alla "ferocia", cioè al valore in battaglia dei da Correggio.





#iorestoacasa

La Correggio di Siro



Nella Sala di Archeologia e del Territorio è esposta questa bella pianta che ci presenta Correggio con una particolare veduta a volo di uccello.
E' dedicata al principe Siro da Correggio, come si legge nel cartiglio in alto a destra. A sinistra, in alto, sono effigiati San Quirino e la Vergine con il Bambino, mentre al centro è rappresentata l'arme antica della famiglia, lo scudetto con le fasce rosse bianca, da cui si diparte il cartiglio ricordato in precedenza.
Realizzata verso il 1620, è stata attribuita all'orafo Gian Maria Piamontesi, autore della stupenda croce astile del 1612 custodita nel Tesoro della Basilica di San Quirino. Croce che nella raffigurazione di Correggio presenta importanti analogie con questa pianta.



#iorestoacasa

Dalla cerchia di Bartolomeo Schedoni

Questa piccola e delicata "Sacra Famiglia" deve prudenzialmente essere ascritta alla cerchia di Bartolomeo Schedoni (Modena 1578 - Parma 1615), grande estimatore del Correggio dalla cui opera venne profondamente influenzato. Il quadretto rivela alcune della caratteristiche tipiche delle opere di Schedoni nel tipo di illuminazione che fa emergere dallo scuro del fondo le figure e da una chiara influenza correggesca negli sguardi che legano e collegano i personaggi. La presenza di numerosissime opere con questa iconografia testimonia dell'esistenza di un  ampio mercato a carattere popolare che richiedeva queste piccole e delicate raffigurazioni.

 




#iorestoacasa

Il fascino dell'araldica (1)



Questo bello stemma campeggia nel fregio che orna la "Sala del Camino. Raffigura, a sinistra guardando (destra araldica) lo stemma dei da Correggio, con le caratteristiche tre fasce di rosso e bianco sormontate dall'aquila e dai leoni affrontati (cioè posti l'uno di fronte all'altro) e a destra (sinistra araldica) il leone rampante e coronato dei da Brandeburgo. E', infatti, lo stemma di Francesca di Brandeburgo, vedova di Borso da Correggio, che volle la costruzione del palazzo.
In una prossima occasione parleremo brevemente della leggenda che si cela dietro lo stemma dei da Correggio.

 




#iorestoacasa

Polidoro da Lanciano

Questo "Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria" (la Santa è riconoscibile dall'attributo iconografico della ruota dentata del suo martirio), a lungo è stata attribuito a
un pittore veneziano della metà del XVI secolo. Più recentemente è stato proposto il nome di Polidoro da Lanciano (1510/15 circa - 1565), attivo a Venezia dove incontrò i grandi artisti del tempo quali Tiziano, Tintoretto e Veronese. La tavola deriva da una composizione di Tiziano, nota in varie versioni, ma presenta una maggior rigidità compositiva e un'attenuazione del colorismo originario.



 



#iorestoacasa

Una feroce ironia


 

Ritrovata nei pressi della chiesa di San Francesco, questa ciotola in ceramica bianca (sec. XVII), ricomposta, presenta sul fondo un curioso e ferocemente ironico motivo decorativo: un cane con fattezze umane e sulla testa un copricapo che ricorda molto la mitra episcopale. E' un chiaro riferimento alla storpiatura della forma latina del nome stesso dell'ordine (Dominicanus), assai simile a Domini canis, "cani del Signore".

 



#iorestoacasa

Un dolente "Cristo alla colonna"

Nella Galleria del Cinquecento è esposta una bella tavola raffigurante un dolente "Cristo alla colonna". Si tratta di una copia, riconducibile alla bottega del Maestro, dell'omonima opera realizzata da Alessandro Bonvicini, detto Moretto da Brescia (1498 - 1554), già nelle collezioni Farnese e oggi al Museo di Capodimonte. Un recente restauro ha in parte sanato in gravi danni del tempo, rendendo nuovamente leggibile un'opera dal forte impatto emotivo.

 



#iorestoacasa

Un altarolo a edicola




In legno intagliato e dorato, l'altarolo, proveniente dalla chiesa di San Francesco,  presenta all'interno quattro piccole statue con le effigi dei santi Girolamo e Francesco (ordine superiore), Pietro Martire e Caterina da Siena (ordine inferiore). All'esterno compaiono le immagini di santa Elisabetta d'Ungheria e san Luigi di Francia.
Interessantissimo esempio di artigianato artistico, pur con qualche ingenuità popolaresca nelle scritte e nella realizzazione delle sculturine, è da ascrivere a uno scultore dell'Italia settentrionale del secondo Quattrocento dove la produzione di complessi in legno scolpito, derivata da preziosi modelli di oreficeria, era assai diffusa.

 



#iorestoacasa

Una "Madonna" di rara dolcezza

La Sala del Mantegna è un po' il cuore del Museo di Correggio, per la qualità delle opere che vi sono esposte.


Questa "Madonna con il Bambino", più conosciuta come "Madonna del Soccorso" per la funzione e l'uso cultuale, proviene da quello scrigno di tesori che è la chiesa di San Francesco. Per secoli ridotta a una sorta di pupazzo per le continue ridipinture, dopo un attento restauro è stato possibile recuperare non solo le cromie originali, ma anche i preziosi dettagli delle decorazioni delle vesti e dei capelli della Madonna e la collana in rosso corallo (anticipazione simbolica della Passione) del Bambino.
E' stata attribuita in forma dubitativa al Maestro del Monumento Fava (metà circa del XV secolo).

 



#iorestoacasa

Una raffinata "Madonna con Bambino e Santi"

Nella sala che ospita il "Redentore" di Andrea Mantegna e le opere del Correggio, spicca una raffinatissima "Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano".


Già attribuita per lungo tempo a Domenico Panetti e per un breve periodo a Lazzaro Grimani, oggi viene proposto il nome di Geminiano Benzoni ( c. 1470 - ante 1513), pittore che operava nell'abito della Scuola ferrarese al tempo di Ercole I d'Este.
Destinata alla devozione privata, come suggerisce la piccola dimensione, certamente collegata ai culti dei due Santi particolarmente diffusi in periodi di epidemie di peste, è splendida per l'accesa gamma cromatica e la delicatezza dei particolari (decorazioni dei vestiti, gioiello pettorale della Madonna, trasparenza del globo nella mano sinistra del Bambino).

 



#iorestoacasa

Echi di guerre lontane


Esposta nella Sala di Archeologia e del Territorio, quella che è tradizionalmente definita "bombardella" è, in realtà, un pezzo, il principale, di quel tipo d'arma da fuoco. Si tratta del "mascolo", cioè la parte posteriore amovibile che conteneva la polvere da sparo e in certi casi anche il proiettile. Davanti era incastrata la canna. Il nostro esemplare è in ferro fucinato (di più rara conservazione) e risale almeno al primo Quattrocento.
 



#iorestoacasa

Vincenzo Vela (1820 - 1891) è stato uno dei massimi scultori della seconda metà dell'Ottocento. A Correggio si conservano ben cinque sue opere.


Il busto bronzeo di Dante, di elegantissima e pregevole fattura, nel quale possiamo cogliere tutte le caratteristiche di Vela scultore, venne realizzato negli Anni Settanta dell'Ottocento. 
Vela lo donò, come possiamo leggere nell'iscrizione sul piede del basamento, al Municipio di Correggio in segno di gratitudine dopo avere realizzato il Monumento al Correggio in piazza San Quirino, inaugurato il 17 ottobre 1880.

 



#iorestoacasa
Nuovo appuntamento con le opere del Museo.
Oggi è la volta di una pregevolissima copia antica (sec. XVI) de "La Zingarella" del Correggio, concessa dal collezonista reggiano Giuliano Grasselli.


L'originale, oggi a Capodimonte, venne dipinto dal Correggio verso il 1517 ed è nominato come "Madonna in habito da Cingana" nell'inventario dei beni del duca di Parma Ranuccio Farnese. Nel 1734, quando don Carlo di Borbone cambiò la corona ducale di Parma con quella reale di Napoli, seguì il nuovo sovrano nella città partenopea e là è rimasta.
A metà degli Anni Trenta del secolo scorso un discutibile restauro ha cancellato numerosi dettagli del quadro, tra cui il coniglietto in basso a sinistra, perchè ritenuti non originali.

 



Quinto appuntamento di #iorestoacasa.
Ritorniamo a parlare dei nostri arazzi, con un tema (poco) sacro e (molto) profano. Guardiamo questo particolare della "Caccia alle anatre e agli aironi".




Questi gentiluomini stanno cacciando o si apprestano a cacciare anatre e aironi presenti in alcuni stagni. Mentre uno sullo sfondo dà alcune istruzioni a una gentildonna che regge un archibugio, in primo piano un cacciatore con la sua arma sulla spalla assiste. Ma dov'è il sacro e dove il profano? Si tratta di un gioco di parole che nasce dalla tradizione armiera del XVI e XVII secolo. Con l'espressione "Dodici Apostoli" venivano indicati i dodici contenitori, di legno o carta, di colpi di pronto impiego legati alla bandoliera del soldato. Per assimilazione, i "Quattro Evangelisti" erano i quattro contenitori che pendevano dalla fiasca della polvere, come possiamo facilmente notare sulla schiena del gentiluomo in primo piano, ma anche sul fianco del cacciatore, in secondo piano, che sta prendendo la mira.
 



Quarto appuntamento di #iorestoacasa.
Il Correggio realizzò numerose opere per le chiese di Correggio. Purtroppo fin dal Seicento furono trafugate o trasferite fuori dalla città.


Il "Riposo durante la fuga in Egitto con S. Francesco", oggi nella Galleria degli Uffizi a Firenze, fu dipinto dal Correggio verso il 1520 su commissione di Francesco Munari per la Cappella dell'Immacolata Concezione in S. Francesco. Nel 1638 venne sottratta, per ordine del duca Francesco I d'Este e sostituita con questa copia. Tradizionalmente l'autore è stato identificato con Jean Boulanger, ma recentemente è stata proposta una convincente riattribuzione a Nicolas Régnier. 
Il soggetto è ispirato ai vangeli apocrifi dello Pseudo Matteo e del Protovangelo di Giacomo e ci mostra a sinistra San Giuseppe che coglie i datteri dalla palma per sfamare il Bambino e la Vergine, la sorgente d'acqua che sgorga sotto i piedi di Giuseppe e a destra S. Francesco (titolare della chiesa ov'era collocato il quadro) in adorazione. 

 




Terzo appuntamento di #iorestoacasa.
Oggi è la volta di una brocca in ceramica con un curioso ritratto


Il personaggio ritratto, con un'alta fronte e una particolare capigliatura che copre la parte posteriore della nuca, è Leonello d'Este, marchese di Ferrara dal 1441 al 1450.
La capigliatura camuffa la testa periclea, cioè oblunga e sproporzionata, che prese il nome dall'ateniese Pericle. 
La brocca venne realizzata da una fabbrica locale (Correggio? San Martino in Rio?) agli inizi degli Anni Quaranta del XV secolo, quando il novello duca, figlio illegittimo legittimato di Niccolò III, rafforzò la sua immagine di legittimo successore del padre scomparso.

 




Secondo appuntamento di #iorestoacasa.
Anche oggi un particolare dai nostri arazzi. 



Nella "Caccia alle anatre e agli aironi", compare questa bella scena di svago e festa, dove i nobili convenuti si trattengono facendo uno spuntino allietati dalla musica. La dama al centro è oggetto di pesanti attenzioni da parte di un cavaliere che approfitta del fatto che ella deve tenere, sull'avambraccio sinistro, un falco da caccia incappucciato, probabilmente uno smeriglio. Discutibile privilegio per la dama di più alto rango della compagnia. 
 



Aderendo alla campagna #iorestoacasa promossa dal Ministero dei Beni Culturali, anche il Museo di Correggio propone dei "tour virtuali" delle collezioni attraverso immagini significative o curiose delle proprie opere.



E' il basilisco, che compare in una delle bordure ritagliate dagli arazzi di Cornelius Mattens.
Animale fantastico, compare nella mitologia  e nelle leggende greche ed europee, strettamente imparentato con salamandre e draghi.
Secondo Plinio il Vecchio, era velenosissimo, capace di uccidere con il solo sguardo o il fiato, capaci di pietrificare, incenerire o seccare tutto quello con cui veniva a contatto.
 




Nella pagina "Curiosità" brevi note su personaggi, luoghi o eventi correggesi poco noti o sconosciuti
 


 
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I QUADERNI DEL MUSEO
Nella sezione FONTI.

 


 

"Le strade della libertà"

Realizzato da Age/Associaz Giovani in Europa e Anpi Correggio (promotore e co-promotore), con il patrocinio di Comune di Correggio e Reggio, la collaborazione di Istoreco e il finanziamento di IBC sul bando “Giovani per il territorio”  il progetto “Le strade della libertà” valorizza i luoghi della memoria democratica del '900, antifascista e resistenziale. Per ogni sito è stata realizzata una scheda (bella e approfondita) e i vari siti sono organizzati in “itinerari” (per ora 5: la strada dell’antifascismo, la strada della resistenza A, la strada della resistenza B, la strada degli ebrei, la maratona dei cippi).
Tutto il materiale è disponibile su Internet al link 
http://www.ageuropa.eu/lestrade/

 
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