Musei Il Correggio

La storia degli allestimenti: la seconda metà del '900

Nel 1962 l'Amministrazione comunale approvò un "progetto di consolidamento e restauro del Palazzo dei Principi" che decollò a partire dal 1966-67 con i primi più urgenti lavori di consolidamento. Contemporaneamente il nuovo direttore del museo, Alberto Ghidini, iniziò un riallestimento della collezione basato sulla nuova concezione di bene culturale affermatasi negli anni ‘60, che doveva rispondere ad esigenze sia di conservazione sia di godimento ed uso, in una visione della tutela inscindibile da quella di una dinamica funzionale.
Le modifiche si sostanziavano in un trasferimento della biblioteca dal piano nobile (ala ovest) all'ala est del palazzo, dove non vi erano ostacoli di natura conservativa che impedissero di dare una risposta alle moderne esigenze di un servizio di pubblica lettura. Parallelamente si sarebbe aperta la prospettiva di un'autonoma riorganizzazione del servizio museale nelle sale cinquecentesche del piano nobile e cioè in uno spazio più consono ed armonico alla ricomposizione del patrimonio storico-artistico nel segno di un legame organico fra preesistenza architettonica e museo e di una ricontestualizzazione di diversi pezzi (gli arazzi). Il riordino degli archivi storici verso la fine degli anni sessanta e, successivamente, l'apertura della biblioteca nel 1971 e della fonoteca nel 1973, come primo tassello del servizio di documentazione audiovisiva, l'avvio degli interventi di conservazione e restauro dei beni artistici e di progetti-stralcio per la realizzazione del museo, l'apertura della videoteca nel 1989 l'automazione del prestito librario nel 1994, hanno definito i percorsi più significativi intrapresi.
Un primo progetto che segnò la fase di avvio nella realizzazione del museo venne approvato nel 1977 subendo alcuni aggiustamenti nel lungo iter dei lavori che iniziarono per stralci nel 1980. Essi comportarono il recupero sia di locali e percorsi da adibire al servizio museale sia di altri spazi contigui, come il corpo centrale anteriore del palazzo al secondo piano, che permise la sistemazione, nel salone con capriate a vista, dei fondi delle antiche biblioteche domenicana e scolopiana e della libreria di don Carlo Cattania.
Parallelamente l’importante campagna di restauri, iniziata dal Comune con l'appoggio della Soprintendenza alle Gallerie di Modena e Reggio nel 1959 (comprendente i dipinti del Mantegna, Panetti, Mattia Preti, Madonnina e Domenico Setti), proseguì con un altro piano di restauri (anni ’70 – anni ’90) finanziati dalla Regione Emilia Romagna che recuperò gli arazzi di Cornelius Mattens, ricongiungendo e reintegrando i frammenti che erano stati tagliati in più pezzi, il soffitto a cassettoni e il fregio della Sala di Nettuno e numerosi dipinti.
Soprattutto a motivo degli impegni finanziari convogliati sul recupero dell'edificio e sui servizi, c'è da registrare in quegli anni, salvo casi sporadici, una carenza nella politica degli acquisti.
Nel 1988 fu affidato un quarto stralcio di lavori all'architetto F. Valli e all'ing. G. Manenti per l'allestimento museale nelle sale del piano nobile.
Il progetto culturale del museo, predisposto da Ghidini, ha inteso soprattutto sottolineare il legame con il territorio attraverso le testimonianze storico-artistiche confluite o prodotte nella piccola capitale padana. Il progetto propone una visione interdisciplinare della comunicazione culturale recependo funzioni e indirizzi riconducibili al recupero, alla conservazione, alla tutela dei beni storicoartistici e alla loro divulgazione didattica. In sostanza un servizio aperto come "aula didattica decentrata" che predilige, per chiarezza,  un ordinamento preferenzialmente cronologico.
Il percorso del piano nobile, partendo dalla Sala dei depositi archeologici e delle raccolte numismatiche nella quale erano sistemati i reperti di epoca preromana, romana e medioevale rinvenuti nel territorio, proseguiva nella Sala del Mantegna con il “Redentore” del grande artista padovano maestro del Correggio, dipinti di Francesco Madonnina e sculture di artisti padani del XV secolo. Seguivano la Sala degli arazzi con pezzi di Cornelius Mattens di fine ‘500 e alcuni dipinti del XVI secolo, la Sala dei dipinti del Seicento e Settecento e la Sala del Correggio, dove era esposto il discusso “Volto di Cristo” e alcune copie ottocentesche da opere dell’Allegri.
Al piano superiore trovavano posto la Sala dell’Ottocento, la Galleria dei ritratti e l’aula didattica.
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