Musei Il Correggio

Zatti Carlo

La vita e le opere di Carlo Zatti
 
(da una ricerca di Filippo Silvestro)
 
1809
Carlo Zatti nasce a Brescello (Reggio Emilia) il 24 settembre 1809 dal notaio Biagio Zatti e da Maria Soliani.
 
1815-1823
Studia al ginnasio a Brescello ed al liceo di Reggio Emilia
 
1831
Tra le prime opere esegue un autoritratto. Disegno dove l'artista indica il 24 settembre 1831 giorno del suo ventiduesimo compleanno. E' indicato anche l'anno dei moti di Parma contro Maria Luigia, che vedono protagonisti i giovani studenti dell' Università con alla testa il prof. Macedonio Melloni. Tra gli studenti che sventolano il tricolore e che firmano un documento di appoggio al Governo provvisorio vi è Carlo Zatti come riferisce G. Mariotti nel saggio L'Università di Parma e i moti del 1831.
 
1832
Si iscrive all’Accademia Atestina di Belle Arti a Modena ed ha come compagni di studio i reggiani Alfonso Chierici e Giovanni Fontanesi.
 
1835-1838
Si iscrive all’Accademia di Belle Arti a Firenze, raccomandato dal direttore dell’Atestina Giuseppe Pisani a Pietro Benvenuti, direttore e professore di pittura presso l’Istituto accademico fiorentino. L’esecuzione delle prime opere, tra cui un Discobolo, trovano in Benvenuti la disapprovazione per il modo di disegnare. Si scoraggia per le critiche del maestro e decide di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza.
A questa decisione si oppone con forza, lo stesso direttore, Pietro Benvenuti.
Ricomincia a studiare disegnando affreschi di Andrea del Sarto e copiando ritratti tra cui un Van Dyck agli Uffizi.
Oltre a Benvenuti gli impartisce lezioni anche Giuseppe Bezzuoli.
Nel 1835 su commissione di don Benucci dipinge una Santa Filomena per la parrocchiale di Fiumalbo (Modena).
Realizza un Cupido in piedi che medita un colpo ispirato da un particolare di un quadro di Benvenuti , Cefalo e Procri. Con il Cupido vince il primo premio di nudo all’Accademia e lo stesso quadro partecipa ad un’esposizione in casa del direttore dell’Accademia di Modena, Pisani e nel 1951 sarà presente ad una esposizione presso la Galleria Fontanesi ai Musei Civici di Reggio, in una mostra dei pittori e scultori reggiani dell’800.
Esegue una copia di un particolare di un quadro di Raffaello il Putto reggicartella e ritratti ai suoi amici Don Benucci e Valentino Amici, opere esposte all’Accademia.
Nel 1837 partecipa ad un premio scolastico sul bozzetto, dipingendo Enea alla caccia con Didone.
Si esercita sul colorito con una copia di un quadro di Tiziano, alla Galleria degli Uffizi, la Vergine con il Bambino e S. Giovannino con S. Antonio Abate ed una copia di Cristofano Allori a palazzo Pitti rappresentante la Carità di S. Giuliano.
Inizia il dipinto di figura, grande al vero, rappresentante "Milone che tenta disperatamente di liberare le sue mani serrate nella fessura di un grosso tronco d’albero, spaventato da un leone".
Il Milone partecipa all’esposizione di Firenze ricevendo molti apprezzamenti.
Il Milone, atleta della Magna Grecia,seguace di Pitagora, è rappresentato anche da Alfonso Chierici nella schiera degli eroi nel sipario del Teatro Municipale di Reggio Emilia.
Dipinge un’altra S. Filomena ed un ritratto di Don Almansi.
E’ presente al concorso dell’Accademia di Brera a Milano con in palio una medaglia d’oro di 120 zecchini, con il quadro Adamo ed Eva piangono sul cadavere di Abele.
L’opera vince il primo premio che viene consegnato a Milano fra gli applausi del pubblico, in una grande sala, a suon di musica, dall’arciduca Ranieri Vicerè del Lombardo-Veneto.
 
Il quadro è stato inciso.
Sia nel Milone che nell’Adamo ed Eva, Zatti mette in pratica gli insegnamenti avuti all’Accademia di Firenze dal professore di Anatomia pittorica Ferdinando Zannetti.
Esegue in Modena una pala d’altare commissionata dal Comune di Brescello rappresentante Gesù risorto con San Mauro e San Genesio, un ritratto del professore Riccardi a cui dona per l’amicizia e per gli aiuti ricevuti, in campo artistico, il Facchino che sbadiglia, una Vecchia ridente che fila (opere ora ai Musei Civici di Reggio Emilia) ed un San Pietro in carcere che vede l’angelo liberatore.
Esegue per la parrocchiale di Brescello un’altra Santa Filomena, una Santa Cecilia, un S. Francesco d’Assisi e un Nazzareno.
 
1839
Si stabilisce a Roma assieme all’amico pittore bresciano Giuseppe Martinengo e prende alloggio in un appartamento dove risiedono anche Alfonso Chierici e Giovanni Fontanesi.
Visita i maggiori monumenti della città tra cui San Pietro e trova lo studio in Via Margutta che era appartenuto ad Alfonso Chierici. In stile fiammingo realizza un bozzetto Lo studio del pittore.
Inizia una pala d’altare ordinata dai Gesuiti di Modena rappresentante Gesù, Maria e Giuseppe in gloria con
San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
Frequenta gli importanti pittori Vincenzo Camuccini, Tommaso Minardi e Filippo Agricola visitandone anche gli studi.
Il soggiorno romano gli dà la possibilità di intrecciare relazioni anche con altri artisti come i celebri scultori Tenerari e Finelli.
Oltre ai reggiani Chierici e Fontanesi frequenta il pittore parmigiano Beseghi e i pittori Bassi, Marinoni, Coghetti, Podesti, Antinobon, Cavalleri , Pierini e gli scultori Tenerari e Finelli.
Alla sera si esercita sullo studio del nudo, incontrando anche il modenese Adeodato Malatesta.
 
1840
Termina la pala ordinata dai Gesuiti Gesù, Maria e Giuseppe in Gloria con S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista, dipinge una Ciociara con bambino, un Ganimede rapito dall’aquila, esegue studi a matita e numerosi disegni del paesaggio nei dintorni di Roma, a Subiaco, ritraendo costumi di abitanti di quei luoghi ed anche schizzi e disegni di animali. Di quel periodo un bozzetto Bue nell’agro romano.
Alcuni di questi disegni sono stati in mostra nel 1969 a Brescello.
Dipinge copie di opere di Raffaello in Vaticano e del Domenichino nella galleria Borghese. E' riprodotto nel catalogo un bozzetto con copia dell' autoritratto di Raffaello con altro pittore nella Scuola di Atene
 
1841
Cambia studio occupandone uno vicino all’antico studio dello scultore Antonio Canova e tenuto successivamente dal pittore paesaggista Antonio Marinoni.
Esegue una Vergine della Concezione su commissione della chiesa di San Francesco in Modena, Diogene ed
una Ciociara che abbraccia un agnello.
In casa, alla luce del lume, dipinge il Tasso nella prigione che giacente sul suo letto scrive versi alla sua Eleonora(quadro inciso); un Volto di Cristo ed un Autoritratto ora ai Musei Civici di Reggio Emilia.
Alla sera frequenta Caffè Ruspoli animato ritrovo di intellettuali e scrittori d’arte come Arrivabene, Checchetelli e Gigli.
Ha seri problemi agli occhi soprattutto dopo l’esecuzione di quadri a luce artificiale quali il Diogene ed il Tasso e numerosi ritratti in miniatura.
Rientra a Brescello e si affida alle cure di due importanti medici di Parma, Rossi e Tomasini. Deve
comunque stare a riposo per oltre un anno.
 
1842
E’ a Venezia dove si iscrive alla Scuola del colorito e del vero e può ammirare i capolavori di Tiziano, Veronese, Tintoretto, Bellini, Giorgione, Paris Bordon in palazzo Ducale e all’Accademia.
Dipinge la copia del quadro di Tiziano, S. Pietro martire, poco prima che lo stesso andasse distrutto da un incendio.
Esegue copia dell’Assunta di Tiziano ed altre copie da Paris Bordon e Bonifazio.
 
Nello studio di palazzo Sceviman, dietro S. Marco inizia i lavori per la pala dell’Invenzione del corpo di S. Genesio commissionata dal comune di Brescello e da collocare nella cappella del patrono in parrocchiale.
Il celebre critico d’arte Pietro Selvatico visita lo studio approvando l’esecuzione del quadro con qualche osservazione sui costumi ma lodando il colorito.
Il quadro è esposto all’Accademia con successo di pubblico e di critica.
Il dipinto rappresenta il rinvenimento del corpo di S. Genesio nel 968 presenti Attone e Ildegarda, signori di Brescello, che visitano, in processione, il sarcofago spezzato mentre il lavorante che causò l'incidente muore. Nello stesso anno Onorato Alberici dedica un Sonetto: "Al merito incomparabile dell'egregio giovine Signor Carlo Zatti di Brescello in occasione che egli espone un quadro opera di suo pennello nella chiesa di Santa Maria Maggiore dimostrante l'Invenzione del corpo di San Genesio".
 
1845
Il parroco di S. Donà del Piave, Don Rizzi, gli commissiona la pala rappresentante la Madonna delle Grazie e San Donato in gloria con il Redentore che incorona la Vergine con un corteggio di angeli.
Il quadro viene eseguito a Parma, alla Galleria dell’Accademia diretta da Paolo Toschi e sotto l’influsso delle
opere del Correggio, esposto a Palazzo Ducale a Venezia e spedito a San Donà dove la cittadinanza lo accoglie con grandi feste e musica. Purtroppo il pittore non può partecipare ai festeggiamenti poichè cade dalla scala mentre finisce questa opera grandiosa che misura cinque metri per tre.
Viene ospitato dal parroco ed esegue il suo ritratto.
A Venezia dipinge altri quadri per San Donà, il Transito di S. Giuseppe con Gesù e Maria, per l'altare di destra, la Deposizione al Sepolcro, l'Adorazione dei pastori, la Pesca miracolosa, l'Adultera e Gesù, andarono tutti distrutti, assieme alla pala d’altare più importante, durante la prima guerra mondiale. A testimoniare l’opera di San Donà non rimangono che dei bozzetti.
Esegue anche disegni del paese veneto ed altre scene campestri, opere che sono state in mostra nel 1969 a Brescello.
 
1846
Trasferisce lo studio in palazzo Grimani sul Canalgrande e dipinge   per la chiesa parrocchiale di Gualtieri una pala d’altare rappresentante S. Andrea con S. Rocco, S. Sebastiano e due altri santi e per Scandiano un quadretto con La Vergine e S. Giacomo.
Partecipa a dibattiti con letterati ed artisti come il conte Zaiotti ed il conte Valmarana oltre ad intrattenersi con il critico Pietro Selvatico sulla validità del Purismo.
Zatti sostiene sul "Vaglio", periodico d’arte, che dopo Raffaello non si doveva ritornare a Giotto.
Accesa la polemica e la rivalità con i più validi pittori del tempo a Venezia come Ludovico Lipparini (1800- 1856) e Michelangelo Grigoletti (1801-1870).
Singolare, come riferisce Zatti nel suo Memoriale, il commento di Lipparini ogni volta che vedeva sue opere: "Ancora fate il pittore !"
Mentre Grigoletti lo apostrofava : "Voi intanto ve la passate bene qui coll'eseguire lavori di commissione che dovrebbero essere allogati a noi".
Timidamente Zatti replicava che "Non era il caso di incolparmi se i committenti venivano a cercarmi e a domandare l'opera mia".
Il parroco di Castelnuovo Sotto ordina una pala d’altare rappresentante La Vergine della Concezione con S. Antonio Abate e S. Mauro ed un quadretto S. Mauro che guarisce uno storpio.
Per la chiesa di Boretto esegue un S. Antonio abate.
 
1847
Volendo sperimentare il purismo moderato idea un quadro con Tobiolo e L’Angelo pellegrino, che piace all’esposizione di Venezia e a quella di Modena e alla stessa Accademia di Belle Arti. Viene nominato professore ed aggregato al corpo con diploma firmato dal Ministro della Pubblica Istruzione, in data 25 gennaio 1848.
Il quadro è stato inciso ed ha anche uno studio preparatorio. Dipinge una Saffo , numerosi ritratti ed un Ganimede.
Per la famiglia Corbelli di Reggio Emilia dipinge un Icaro e Saffo su tela, Amore e Imene, il Silenzio, Cinzia, la Notte, Morfeo, veduta d'insieme della camera da letto e l’Onore che incorona la Storia e la Poesia, tutti con la tecnica dell’encausto.
 
Venere e Amore in pittura a tempera e due dipinti ad olio, Adone e Diana e Apollo con cocchio tirato da quattro cavalli. I dipinti di palazzo Corbelli vengono eseguiti tra il 1847 ed il 1850.
 
1848
A Brescello dipinge tre medaglioni per il pulpito della parrocchiale rappresentanti Gesù, Mosè e S. Paolo ed il pulpito con gli Evangelisti per la chiesa della Concezione sempre in Brescello.
A Venezia partecipa attivamente alle lotte patriottiche contro gli austriaci e il suo studio viene bombardato, si trasferisce in locali attigui a palazzo Grimani e dipinge un quadro con titolo il Redentore, con Mosè, che palesa i precetti della costituzione civile che viene esposto in una cappella in San Marco. Abbiamo ritrovato il bozzetto.
Dipinge una Crociata ferita e morente con lo stendardo tricolore ed una pala d’altare per la chiesa parrocchiale di Brescello con la Vergine delle Grazie e Santi su ordinazione della famiglia Scardovi.
Realizza il Ritratto di Daniele Manin, quattro ritratti per la famiglia Visentini ed un Narciso ed un bozzetto di Testa di vecchia.
 
1850-1851
Suo un disegno a penna con tema la Cena in Emmaus.
A Brescello dipinge un ritratto per il padre ed una Madonna del Buon Cons iglio
A Venezia realizza un quadro con Raffaello accompagnato dai suoi principali allievi che viene esposto all’Accademia e per il conte Valmarana dipinge una Famiglia di pescatori dopo una burrasca.
Esegue soggetti biblici come Ruth che s’adagia ai piedi di Booz e Le figlie di Lot, quadri esposti all’Accademia ed una Malinconia acquistato all’Esposizione.
Copia un comparto della Cena di Paolo Veronese ed da Tiziano la Madonna con Bambino con S. Giovannino e S. Antonio abate.
 
1852
A Brescello dipinge su tavola una Madonna del Carmine da collocarsi sotto i portici del paese ove esisteva un’altra immagine sbiadita dal tempo e dai brescellesi venerata come miracolosa e che nel tempo è stata oggetto di culto dagli scampati del colera.
L'opera è oggi nella Parrocchiale.
Esegue una copia della Madonna del Sassoferrato.
Per la Parrocchiale esegue la pala con S. Biagio che guarisce un fanciullo, il Redentore in gloria ed i santi Giovanni della Croce e Francesco di Sales.
 
1853
Per Lentigione di Brescello realizza la pala dell’altare maggiore che rappresenta l’Annunciazione, pala esposta nel Battistero di S. Marco a Venezia.
Muore il padre all’età di 74 anni e per curare gli affari di famiglia rimane oltre un anno lontano dall’arte.
 
1855
Il parroco di Campegine, suo amico, gli ordina una pala per l’altare maggiore con soggetto Gesù accompagnato dagli Apostoli che consegna le chiavi a San Pietro, l’opera viene eseguita a Venezia a palazzo Manfrin, dato che lo studio in palazzo Grimani è in restauro.
 
1856
Si sposa a Venezia con Maria Colomba Grassi e passa la luna di miele nella casa natale di Brescello.
Riparte per Roma ed alloggia in palazzo Albani e comincia il quadro che gli viene ordinato dal parroco Borettini per Mandriolo di Correggio che ha per soggetto una Annunciazione.
Dipinge anche una Sibilla Cumana che da una cometa pronostica l’avvenire d’Italia.
Riprende i contatti con i maggiori pittori dell’epoca come Overbech, Minardi, Cavalleri, Obici ed il reggiano Alfonso Chierici.
Muore la madre, all’età di 66 anni.
 
1857
Ha ancora problemi di salute, è costretto a lasciare Roma, e momentaneamente la produzione pittorica per ritornare a Brescello.
 
Dipinge per il fratello Luigi un quadretto con il titolo la Nevicata.
 
1858
Muore la sorella maggiore Carolina all’età di 48 anni. Esegue il Ritratto della moglie
 
1859
Esegue due ritratti per i conti Toschi ed uno per la famiglia Bacchi di Reggio Emilia.
Dipinge le Tre età dell’umana vita ed un bozzetto in stile neogotico L’uccisione di Lorenzino de’ Medici.
 
1860
All’esposizione di Reggio partecipano le opere Ruth e Booth, Loth con le figlie e L’astrologa
 
1861-1863
Arriva a Torino appena nominata capitale d’Italia ed è presente alla Camera dei Deputati partecipando allo scontro oratorio tra Minghetti e Rattazzi.
Esegue l’Incoronazione di Vittorio Emanuele II.
Termina la Sibilla Cumana e lo spedisce a Londra all’illustre concittadino , parente e Direttore del Museo Britannico, Antonio Panizzi.
Nel 1861 dipinge un S. Filippo Neri ed un S. Antonio abate per don Filippo Conti di Mezzano parmense. Nel 1862 Ritratto di Francesco Panizzi, quadro che oggi è presso la biblioteca A. Panizzi di Reggio Emilia. Dipinge L’Italia che sorge dalla tomba, un Ritratto della moglie, diversi bozzetti d’invenzione e una Giuditta che mostra la testa di Oloferne.
Nell’anno dell’anniversario del Sommo Poeta realizza e dona un quadro al Municipio di Brescello ove è raffigurato Dante che va in esilio volgendo uno sguardo all’ingrata Firenze.
Sempre in onore di Dante dipinge un quadro con il Poeta e Bice sospesi in una aureola di luce ed alcuni bozzetti tra cui una Scena dantesca.
A Parma ha contatti con Francesco Scaramuzza.
Dipinge Calpurnia, moglie di Plinio e La moglie di Augusto. 1864
Ha la commissione dalla Chiesa di S. Giobbe in Venezia per una pala d’altare raffigurante la Vergine, S. Maria Maddalena e S. Giovanni al sepolcro di Cristo.
 
1866
 
Per la chiesa di S. Geremia, vicina a S. Giobbe, dipinge una Santa Veneranda che prega la Vergine per le antiche anime del Purgatorio.
Esiste un bozzetto ed una incisione.
 
1868
Esegue la Madonna per l’Oratorio della Colombana a S. Croce di Boretto.
Dipinge la pala d’altare per la parrocchiale di Poviglio con soggetto il Martirio di S. Stefano, quadro che il pittore espone all’Accademia di Venezia e che lo tiene impegnato per quasi due anni vista la composizione con numerosi personaggi.
Per la stessa chiesa esegue anche una Annunciazione ed il ritratto del parroco Giuseppe Riva.
 
1869
Ad una esposizione a Verona partecipano i quadri della Giuditta e Calpurnia.
 
1871
Dipinge per la cappella di proprietà della famiglia in Borgosopra di Brescello una Madonna del Carmine venerata da S. Carlo, S. Leonardo, S. Federico e S. Luigi per richiamare i due santi omonimi dei suoi fratelli.

1873
Esegue numerosi ritratti di notabili del paese , dei fratelli , dei nipoti e due baccanti nude di cui una regalata alla società operaia locale. Baccante ora presso il Municipio di Brescello.
Ritratto di Antonio Panizzi e del Fondatore dell’Istituto Davide Nizzoli, quadri che oggi si trovano presso il Municipio di Brescello.
Dipinge un Ritratto di Camillo Zatti, nipote, dirigente dello Stato civile di Brescello e figlio del fratello Federico ed i ritratti degli Arcipreti di Brescello, Domenico Lanzoni e Gaetano Baldi. Esegue il ritratto in miniatura, sulla lapide in parrocchiale, l’amico e maestro di musica Giuseppe Bonazzi.
Ritrae la moglie con una tortorella in mano, quadro denominato Laura al bagno. Viene nominato sindaco di Brescello, carica che mantiene fino al 1883.
Ritorna sindaco nel 1890 fino al 1893.
E’ presidente dell’Ospedale dal 1878 al 1890 e Ispettore dei Monumenti e scavi del Circondario di Guastalla. Scrive saggi di storia ed archeologia come Cenni storici ed iscrizioni di Brescello antica e Relazione dei monumenti del circondario di Guastalla.
 
1897
Partecipa a Brescello alle manifestazioni per il centenario della nascita di Antonio Panizzi, come vice Presidente onorario ed il cronista dell'epoca, Enrico Frigeri, scrive che " fra i quadri che sono alle pareti primeggia la bella tela dello Zatti col ritratto di Antonio Panizzi"
 
1898
Dona un Autoritratto, olio su tela, alla Galleria degli Uffizi. Attualmente si trova nei Depositi del Museo ed è datato dagli stessi Uffizi al ”sesto decennio del secolo XIX”.
 
Una menzione a parte richiede il Ritratto di giovane, con sfondo una cascata ed un giardino, bellissima opera da ascriversi intorno agli anni cinquanta e che abbiamo recentemente ritrovato in una casa d’aste internazionale .
 
1899
Muore il 10 febbraio a quasi novantanni ed appare un necrologio nella rivista fiorentina "Arte e Storia" periodico che ha annoverato Zatti tra i primi collaboratori. Lascia la moglie Maria Colomba Grassi che morirà nel 1912 all’età di 80 anni.
 
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