Musei Il Correggio

Gli affreschi del Correggio: S. Giovanni e la cupola

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Gli affreschi del Correggio
 

Tra il 1520 e il 1524 (il 29 gennaio ricevette il saldo finale), il Correggio fu impegnato nella realizzazione del ciclo di affreschi nella chiesa abbaziale di S. Giovanni Evangelista.
Grazie ai particolarissimi rapporti di amicizia e contiguità culturale con i Padri della Congregazione benedettino-cassinese, l’Allegri ebbe modo di realizzare uno dei suoi capolavori assoluti.
Invitato dall’abate Girolamo Spinola a dipingere la nostra cuba (così nei documenti era definita la cupola appena finita della chiesa), il Correggio iniziò la decorazione nel 1520, completandola nel giro di un paio d’anni.
L'identificazione del soggetto rappresentato è ricostruibile grazie alla lettera scoperta da Maria Cristina Chiusa dove il Correggio stesso parla di Ascensio.
La costruzione della scena è così intrigante e coinvolgente che gli spettatori moderni sono strettamente coinvolti in quell’esperienza miracolosa sino a diventarne partecipi (Chiusa).
Non abbiamo testimonianze di quale sia stata la reazione della committenza e del pubblico di quei tempi di fronte a questa innovativa opera del Correggio.
Tuttavia, a giudicare dal fatto che l’artista ottenne, negli anni in cui vi attendeva, il compito di affrescare la cupola del vicino Duomo di Parma si può credere che, sebbene ancora in fieri,  il lavoro riscuotesse un elevato successo.
Fu probabilmente la decorazione della cupola di San Giovanni a sancire l’affermazione della fama del Correggio a Parma. Nella prima metà degli anni venti egli ottenne un gran numero di importanti commissioni e il 26 agosto 1525, il suo nome è registrato in una lista di periti e artisti (tra cui Alessandro Araldi e Michelangelo Anselmi) chiamati a giudicare la stabilità della chiesa di Santa Maria della Steccata a Parma.
Da qui in avanti le commissioni che l’artista riceverà saranno sempre più importanti (Spagnolo).
 


S. Giovanni
La lunetta raffigurante Giovanni Evangelista che campeggia sulla porta che dalla chiesa un tempo conduceva al monastero è tra le prime opere realizzate dal Correggio in San Giovanni.
Il giovane evangelista è seduto a terra, appoggiato a un basso leggio ricoperto di libri, intento a scrivere su una pergamena, che si srotola sulle gambe, il suo Vangelo. Alla sua sinistra (angolo destro per chi osserva) compare l'aquila, suo simbolo che si liscia le penne con il becco.




La cupola
Nel mezzo del transetto si apre la cupola, capolavoro correggesco, la seconda impresa ancora una volta nel segno dei benedettini dopo la Camera della Badessa (o di Diana) in S. Paolo.
È la prima opera, in ordine cronologico, eseguita dall'Allegri in San Giovanni (1520) e indubbiamente la più affascinante presente in chiesa per la straordinaria carica innovativa che esprime. Anticipando quel linguaggio già quasi barocco che si manifesterà appieno nell'affollato e vorticoso cielo della cupola del Duomo, l'invenzione del Correggio annulla il limite fisico delle pareti creando l'illusione di uno spazio immaginario: un cielo aperto sulle cui nubi sono adagiati gli apostoli, di un vigoroso plasticismo michelangiolesco, e al cui centro campeggia la figura di Cristo ritratta “di sotto in su”.
Siamo in presenza di una chiara testimonianza dell’esperienza romana del Correggio.
D'altra parte, la figura quasi nascosta di San Giovanni, steso sul cornicione della cupola, al di sotto del cerchio degli apostoli e visibile solo dal presbiterio, riconsegna la composizione alla tematica del Santo titolare della chiesa.



Particolare di Cristo



S. Giovanni e gli Apostoli Bartolomeo e Mattia



Gli Apostoli Paolo, Pietro e Filippo



Gli Apostoli Taddeo, Giacomo Minore e Tommaso



Gli Apostoli Andrea e Giacomo Maggiore




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