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Marco Bianchi, pittore e cartografo correggese

Marco Bianchi, pittore e cartografo correggese
La recente (14 dicembre) presentazione del volume di I. Amaini e F. Amaini, Marco Bianchi. Storia del pittore e cartografo correggese e l'inaugurazione della mostra ad esso collegata, offrono l'opportunità di focalizzare l'attenzione su un personaggio ben poco noto, almeno al largo pubblico, della storia seicentesca correggese.
Marco Bianchi, figlio del pittore Rinaldo e di Daria Altimani, nacque a Correggio il 20 ottobre 1638 e ben presto iniziò l'apprendistato presso la bottega del padre, dove apprese i rudimenti di quell'arte che lo avrebbe portato a diventare pittor figurista apprezzato e ricercato. Dopo la morte del padre, avvenuta probabilmente tra il 1659 e il 1660, Marco divenne capofamiglia e nel 1661 sposò Caterina Bigari, appartenente ad una famiglia di mugnai. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Casimiro, Rinaldo Antonio, detto il Gobbo, Carlo Secondo, Giosafat Barlaam e Giuseppe. Forse già in questi anni ci furono le prime avvisaglie dei gravi problemi economici che avrebbero caratterizzato i decenni successivi.
Tra il 1668 e il 1674 Bianchi ebbe numerose commesse, private (andate pressoché disperse) e pubbliche. Accanto a opere per i Guzzoni e gli Zuccardi, dipinse anche per la chiesa di San Paolo di Canolo. Dopo avere realizzato, nel 1668, una mappa del canale e del Naviglio da Caprì fino a Fabbrico, nel 1669 dipinse una "Fuga in Egitto", identificata dagli autori nell'omonimo quadro proveniente dalla chiesa della Madonna della Rosa e oggi esposto nel Museo 'Il Correggio', in precedenza attribuito anche a Fra Stefano da Carpi. Il biennio 1674 - 1675 fu ricco di impegni per il nostro pittore. Dopo avere realizzato quattro teloni (sfondi scenografici) per il teatro della Comunità, gli venne commissionata la decorazione, interna ed esterna, della Palazzo della Ragione. Di questa rimane il grande lacerto sotto il 'Portico della Ragione': dopo il restauro promosso dal Lions Club Antonio Allegri è stato possibile riconoscere, nonostante il precario stato di conservazione di quanto rimane, il complesso soggetto: la 'Confessio' della Città di Correggio davanti ai Santi Patroni. All'anno successivo risale una pittura nella chiesa di san Giorgio in Pegognaga, ma le condizioni economiche di Bianchi dovettero subire un vero tracollo se nel 1677 dovette vendere l'ultima proprietà. Nonostante tutto continuò nella sua intensa attività di cartografo e pittore. Realizzò la mappa della strada Geminiola, dei territori di Fazzano, Budrio, Prato e Lemizzone e ne1681 le decorazioni nella facciata della chiesa di San Giuseppe Patriarca.
Tuttavia, il precario stato economico lo spinse a unirsi con i cognati Salvatore Bellelli e Giovan Battista Folloni per manovrare dolosamente il fallimento della bottega di Bellelli. Scoperti e denunciati, vennero arrestati nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1683 (tranne Bellelli, sfuggito alla cattura). Rinchiusi nella Rocchetta, già il primo febbraio andarono a processo e nell'estate dello stesso anno venne promulgata la sentenza diremmo oggi di primo grado con la condanna a non meno di tre / quattro anni. Pur godendo di permessi per uscire dal carcere, Bianchi non riuscì a ricucire i rapporti con i correggesi e nella seconda metà del 1684 si giunge al secondo processo che gli costa nuovamente il carcere per finire di scontare la pena. E proprio nella cella della Rocchetta realizza, con grande maestria cartografica, quel Vago e bell'principato di Correggio, unica opera  per la quale venne conosciuto nei secoli seguenti. Delle tre copie, una venne dedicata la duca Francesco II d'Este, una alla  Comunità e una al Podestà di Correggio. Ottenuta l'autorizzazione a potersi trasferire a Pegognaga nel 1686, dopo avere scontato pressoché tutta la pena. L'anno seguente, nel 1687, grazie al sodalizio con il celebre geografo e cartografo modenese Giovan Battista Boccabadati realizza la Mappa dei terreni di mezzo fra Correggio e San Martino, un'impresa che dovette riavvicinarlo ai correggesi.
Gli anni trascorsi in prigione, però avevano provocato un peggioramento delle sue precarie condizioni di salute, con l'aggravarsi della "rogna" che lo affliggeva nonostante le cure termali ai "bagni di Padova". Nonostante le cure, pagate da Francesco Sironi, mercante di Correggio, la malattia e le preoccupazioni provocate dalla condotta del figlio Casimiro.
E' il 16 febbraio 1691 quando, a cinquantatrè anni, Marco Bianchi redige il suo testamento. Muore a Correggio, in casa Lucenti entro il seguente mese di giugno.
 
 
Gabriele Fabbrici
 
Per approfondire
G. Nicolini, La "Confessio" della Città di Correggio davanti ai Santi Patroni. Il dipinto nel portico del Palazzo della Ragione: nuove teorie interpretative, in "Correggio Produce", 2006 (ristampato alle pp. 114 - 118 del volume di cui sotto).
I. Amaini e F. Amaini, Marco Bianchi. Storia del pittore e cartografo correggese, s.l., 2014.
 
 
 
 
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