Musei Il Correggio

Il leone di Correggio (prima parte)

Il  leone funerario romano del Palazzo dei Principi: la storia
 
Sul principio del cadente secolo, 1600, un contadino arando la sua poca terra posta un tiro di mano di sopra alla strada, che và alla chiesa di Rio [odierna Rio Saliceto], ed in distanza di un mezzo miglio dal Casino del Sig. Giuseppe Zuccardi, scoperse vestigi di un edificio sotterraneo, e ciò confidò al capitano Orazio Rivolta, cognome portato seco dalla villa di Rivolta sul Bergamasco, che con grandi speranze comprò il podere dal medesimo contadino: onde con gran dispendio facendolo cavare, trovò un sepolcro di smisurata grandezza di marmo e pietra.
In mezzo l’edificio era una cassa di marmo con 4 Leoni di grandezza naturale e due urne, che erano una a capo e l’altra a piedi della medesima cassa; queste urne portate da esso capitano di notte tempo alla sua abitazione, spezzate che furono, si trovarono piene di acqua odorifera.
Molti di questi marmi toccarono ai Signori di Correggio ed in particolare quello, ov’era questa iscrizione G. FV HICIVS / HILARIO.
Quale dal tempo era in buona parte corrosa, e pareva che  dopo il FV ci fosse il punto, ed il primo I mostrava d’esser stato un R, chè fu interpretato Hircius …
 
Così in una postilla manoscritta alla cronaca di Correggio edita nel 1881 con il titolo Antichità correggesche il canonico Quirino Bulbarini ricorda il ritrovamento del monumentale leone marmoreo che oggi campeggia sotto il portico del Palazzo dei Principi a Correggio.
La fine del monumento fu davvero ingloriosa Se molti di questi marmi toccarono ai Signori di Correggio …, altri furono comprati da varie persone, tra cui Girolamo Zuccardi,
 … che ne fece quattro Arringhiere nella sua casa di Correggio, una delle quali presentemente dura molto magnifica; altri n’impiegò nell’abitazione di Saliceto [Rio Saliceto], del Sig. Ubertino Zuccardi, di cui era tutore, ed ora vi sono l’albio  per abbeverare i cavalli, due altri pezzi nanti  il portone della strada, ed un'altra pilla   pure per dar a bere ai cavalli …
 
Circa la sorte della lapide, scrive Bulbarini:
… Questa lapide stette lungo tempo a piedi della scala del Palazzo, e poi fu convertita  in uso vile in una delle prigioni, credo la Ballerina; altri dicono fosse murata nell’entrata del convento del Corpo di Cristo …
Qui il nostro autore confonde le sorti di due distinte lapidi. Quella convertita  in uso vile per farla servire come latrina all’interno della Rocchetta (dove sorgevano le prigioni cittadine), orrendamente mutilata (segue la felice espressione di Riccardo Finzi) con due fori, non proveniva dal sepolcro in questione.
Dedicata a Caio Sartorio e rivenuta casualmente all’interno della Rocchetta nel 1750, venne distrutta nel 1880.
L’iscrizione di Fuficio Ilarione, invece, è la seconda e di questa seguiremo in seguito parlando di questa e di altre iscrizioni correggesi.
Ritorniamo al monumento. Tre dei leoni: … furono rotti per farne calcina … mentre il quarto venne concesso nel 1623 da Giuseppe Zuccardi (… che lo teneva davanti la porta del suo Casino di Saliceto … al Principe, cioè a Giovanni Siro da Correggio che lo pose sul sagrato della chiesa della Madonna della Rosa, allora in corso di costruzione.
Altre pietre del sepolcro furono poi utilizzati sempre dallo Zuccardi per costruire una scala nella sua residenze:
 … la scala del suddetto Signor Giuseppe Zuccardi fu lavorata delle medesime pietre che erano sul fondo dello stesso sepolcro ....
 
Pur non avendo alcun altro elemento per stabilire l’identità del defunto, in considerazione delle dimensioni e dell’imponenza del manufatto funerario, non si è lontani dal vero se si avanza l’ipotesi della sua appartenenza alla classe magnatizia.
Nel 1930, dopo i grandi lavori di restauro nel Palazzo dei Principi effettuati dall’Ing. Guido Zucchini tra il 1925 ed il 1927, Riccardo Finzi riassemblò i resti di quel grandioso sepolcro che, ricongiunti, vennero collocati su un unico basamento in mattoni sotto il portico settentrionale del Palazzo.
Nel 2005, a seguito dei grandi lavori di restauro e ripristino del Palazzo dei Principi che hanno portato alla riapertura, nel 2004, del Museo “Il Correggio”, d’intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Regione Emilia-Romagna, si è proceduto ad un complesso intervento di restauro del leone, affidato alla ditta Opus Restauri s.n.c. di Arcari & c. di Parma.
Tutta la scultura in  marmo si presentava ricoperta da uno spesso deposito di polvere e sporco con formazione di croste nere di maggiore spessore e tenacia nelle parti maggiormente protette. Sulla superficie erano inoltre presenti imbratti di  tinteggi e cemento in particolare sulla parte aderente al muro. Il restauro è stato condotto mediante pulizia con tecnica laser e con vibro incisore. Al termine dell’intervento, il leone è stato ricollocato su nuovi basamenti in acciaio vicino all’ingresso del Museo e la lapide murata sulla parete retrostante.
 
Gabriele Fabbrici
 
Per approfondire
R. Macellari, Preistoria ed evo antico, in V. Masoni (a cura di), Correggio identità e storia di una città, Parma 1991, pp. 29-51 (con completa bibliografia retrospettiva).
 
 
 
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