Musei Il Correggio

Giovanni Mercurio da Correggio


Giovanni da Correggio (conosciuto soprattutto come “Giovanni Mercurio da Correggio”) è un personaggio ben poco noto ai correggesi e non solo. Figlio di Bartolomeo, nacque probabilmente nel 1451 e da molto autori antichi era ritenuto, senza molti fondamenti, appartenente alla famiglia dei da Correggio.
Agli inizi degli anni Ottanta del Quattrocento entrò in contato con l’umanista marchigiano Ludovico Lazzarelli, che coltivava numerosi interessi per la letteratura ermetica che trasmise a Giovanni. Proprio in riferimento all'ermetismo egli accostò al proprio il nome aggiuntivo "Mercurio", prendendo a modello Mercurio Trismegisto ritenuto autore delle più importanti opere ermetiche allora conosciute. L’11 aprile 1484, vestito di nero, con una corona di spine sulla testa e cavalcando un cavallo nero, Giovanni Mercurio da Correggio entro in Roma presentandosi come profeta e nuovo messia, avendo al seguito, la moglie, i figli e i suoi discepoli. Al ritorno da questo viaggio, durante il quale incontro non solo papa Innocenzo VIII, ma anche diversi prelati e, soprattutto, il popolo, tornò a Bologna dove incappò nell’Inquisizione.
Inquisito per eresia, riuscì a rifugiarsi a Firenze, ma fu anche qui catturato, subì gli interrogatori dell'inquisitore francescano e fu messo ai ceppi pubblicamente. Sopravvissuto anche a questo ennesimo procedimento inquisitoriale. Arrestato, riuscì ad evitare la condanna e nella Pasqua del 1486 era di nuovo a  Firenze dove conobbe nuovamente i rigori dell’Inquisizione, finendo pubblicamente ai ceppi e tentando il suicidio. Ritenendosi il nuovo Messia, continuò i suoi viaggi in Italia (Lucca, Venezia, Cesena, Roma, Ferrara) e in Francia, dove nel 1501 venne ricevuto da re Luigi XII. Probabilmente la sua presenza in Francia ebbe grande importanza nella diffusione oltralpe delle idee e degli scritti ermetici prodotti in Italia.  Forse svolse anche ruoli diplomatici in favore di re Luigi XII: l’ipotesi è stata avanzata da alcuni storici soprattutto in virtù di un suo scritto in cui difendeva il re transalpino dalle pretese di papa Giulio II. Certa, in ogni modo, fu la considerazione in cui era tenuto presso la corte di Luigi XII.
Di lui non si ha più menzione dopo il 1506, anno a cui risale il suo ultimo scritto. Se ne ignorano tanto il luogo quanto della morte, che comunque dovette essere abbastanza vicina a quelle ultime notizie.
La figura e l’opera di Giovanni Mercurio da Correggio sono state oggetto di particolare approfondimento da parte dei alcuni dei più importanti studiosi italiani e stranieri del rinascimenti, quali P.O.Kristeller, W.B. McDaniel, D.B. Ruderman, E. Garin e F. Troncarelli, e S. Foà.
Ci ha lasciato alcuni scritti, tra cui ricordiamo l'Oratio ad sanctam crucem, stampata a Roma nel 1499, il trattato di medicina Contra pestem ac contra omnem ipsius epidimie perniciosissima contagionem pubblicato in ristampa anastatica di un probabile incunabolo senza dati tipografici da W.B. McDaniel (per trattare l’argomento Giovanni si servì di nozioni attinte più che dalla medicina ufficiale, della quale non aveva certo una conoscenza derivante da studi accademici, dalle sue conoscenze magiche e alchemiche), le Exhortationes in barbaros, Turcas, Schythas, pubblicate a Lione nel 1501, un sonetto di argomento religioso indirizzato ad Alessandro VI conservato nel ms. Sessoriano 413 della Biblioteca nazionale di Roma, uno scritto in difesa di Luigi XII re di Francia e il De quercu Iulii pontificis, sive De lapide philosophico liber (1506), ultima sua fatica letteraria.
 
Gabriele Fabbrici
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Per approfondire
R. Finzi, Giovanni Mercurio da Correggio profeta e mago del secolo XV, in “Bollettino Storico Reggiano”, 1969, II/3, pp.14-31; S. Foà, Giovanni da Correggio in http://www.treccani.it/ enciclopedia/giovanni-da-correggio_(Dizionario-Biografico)/ (con bibliografia retrospettiva).
 
 
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