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Gli ebrei a Correggio tra Quattrocento e Cinquecento

Le origini dell'insediamento ebraico a Correggio: il Quattrocento e il Cinquecento

 
Il primo gruppo d'ebrei stabilmente residenti a Correggio è documentato fin dal 1436, quando Datelino di Leucio da Perugia ottiene la facoltà di aprire e gestire un banco di prestito su pegno (banco feneratizio). Data, questa, che ne fa il terzo insediamento reggiano in ordine di tempo.
Le favorevoli condizioni socio-economiche del correggese ed una manifesta benevolenza dei Signori del luogo nei confronti dei prestatori ebrei, spinsero questi ultimi a radicarsi in un territorio le cui prospettive erano manifestamente favorevoli.
Sebbene il gruppo presente fosse di poche unità (per tutto il Quattrocento è assai arduo stabilirne la consistenza, che tuttavia non dovette probabilmente mai essere superiore alla decina o poco più di individui), già in occasione della riconferma dei Capitoli del banco, concessa dai conti Antonio e Manfredo da Correggio nel 1459, gli ebrei correggesi richiesero ed ottennero la licenza di acquistare un terreno da utilizzare a scopo cimite­riale.
Sebbene non chiaramente localizzato dai Capitoli del 1459, le fonti dei secoli seguenti lo collocano in area urbana, anzi ben poco discosto dal cuore stesso della Correggio medioevale, immediatamente dietro la Rocchetta, nell'area oggi compresa tra il novecentesco fabbricato della Divina Provvidenza e la Circonvallazione interna di Viale Cottafavi.
Di solo un anno posteriore, cioè del 1460, è l'apertura di un nuovo banco di prestito all’interno dello stato correggesesco: era il banco di Rossena, in Val d’Enza, strategicamente collocato a ridosso dello Stato di Parma e lungo l’importante via commerciale che percorreva la vallata del fiume Enza.
Strategie commerciali ed insediative si sommavano ad un’attenta politica matrimoniale, che i contratti dotali del XV secolo ci documentano con una certa precisione, volta tanto ad imparentare la famiglia dei banchieri cor­reggesi con i correligionari dei centri vicini (Carpi, Mantova, Novellara in primo luogo), quanto (e soprattutto) ad estendere il raggio d’azione delle attività commerciali ed imprenditoriali.
 
Se, dunque, il Quattrocento è il secolo che vede l'insediamento e il radi­camento della presenza ebraica a Correggio, è nel Cinquecento che possiamo cogliere i germi del definitivo sviluppo sia in ambito urbano sia nel territorio dello Stato.
Il banco di Rossena, pur continuando l’attività, già nel corso della prima metà del secolo entra in una fase stasi a cui segue un rapido declino a causa soprattutto della crescente marginalizzazione di quel territorio rispetto agli interessi della dinastia che vertono ormai prevalentemente sul correggese e le aree limitrofe. Nel 1529 apre un nuovo banco a Fabbrico, anche se un tale Elia da Fabbrico è ricordato come attivo nel prestito e nei commerci fin dal 1513.
A fronte di un tutto sommato modesto incremento nel numero delle presenze (che sul finire del secolo oscillavano attorno alle 25 - 30 unità), si assiste invece ad un graduale, ma costante  crescendo nell'espansione delle atti­vità imprenditoriali.
Anche se, tutto sommato, tali attività erano complessivamente ancora modeste e legate ad ambiti territoriali circoscritti, gli ebrei corregge si dedicano con profitto, oltre che al prestito feneratizio, alla gestione di terre per conto di cristiani (in palese violazione dei precetti e delle norme del tempo) e al commercio di generi diversi e di granaglie.
A Correggio l'impatto della legislazione antiebraica che viene promul­gata dalla Chiesa Cattolica a partire dal 1553 (distruzione del Talmùd) e soprattutto dal 1555 (istituzione del ghetto e ripristino delle antiche proibizioni) è, nella seconda metà del secolo, assai limitato, se non addirittura del tutto inesistente, come in buona parte degli Stati limitrofi (Ferrara, con Reggio e Modena, Mantova, Novellara, Guastalla, eccetera).
Nella seconda metà del XVI secolo, il piccolo gruppo cresce e nel 1590 si ha la prima menzione di una schola (non viene precisato il rito, se italiano o spagnolo, dovendosi ritenere quello tedesco storicamente non verosimile), della quale purtroppo non conosciamo l'ubicazione.
Si può, tuttavia, soprattutto alla luce delle successive dinamiche degli insediamenti documentati e documentabili, ipotizzarne la localizzazione nel quartiere che oggi corrisponde a Via Casati. Là dove, cioè, una consolidata tradizione popolare, sorta sull’onda di una presenza ebraica secolare, collocava la casa del rabbino e la scuola degli ebrei e dove sul finire del Settecento sarebbe sorto il ghetto correggese.
 
 
Gabriele Fabbrici
 
 
 
Per approfondire
G. Fabbrici, Gli ebrei di Correggio dal XV al XVIII secolo, in V. Masoni (a cura di), Correggio identità e storia di una città, Parma 1991, pp. 255-266
 
 
 
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