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Francesco Madonnina, il pittore "senza quadri"

Francesco Madonnina, personalità artistica modenese del XVI secolo, rimane tutt’oggi un artista pressochè sconosciuto. Poche sono le notizie che lo riguardano giacché fino a tempi recenti era considerato sostanzialmente un «nome senza quadri».
Fu Giuliano Frabetti che, nel 1970, per primo gli attribuì la Madonna del Rosario con i santi domenicani della chiesa di San Giuseppe Calasanzio di Correggio, permettendo così al pittore da «nome senza quadri» di divenire un «bastaroliano di alta qualità» e di risvegliare la curiosità degli studiosi locali su questo artista enigmatico.
Figlio di Giulio Madonnina, appartenne alla Confraternita di San Pietro Martire di Modena, non si sa se come laico o come frate domenicano. Il ritrovamento da parte di Emilio Negro del documento di morte ha permesso di circoscrivere l’intervallo di tempo nel quale egli ha vissuto e operato. In tale documento, infatti, viene riportato che «adì 6 giugno 1591. Messer Francesco Madonina morse in età d’anni 30 incirca», riconsegnando in tal modo un possibile anno di nascita: il 1561.
 
Ludovico Vedriano fornisce nel 1662 le prime informazioni riguardanti l’artista, annoverandolo tra i pittori più celebri di Modena «per l’industria del suo pennello e per la buona maniera del figurare tutto ciò ch’ei voleva».
Nella sua Raccolta de pittori et architetti modenesi più celebri sempre il Vedriani afferma che Francesco Madonnina avrebbe dipinto per la chiesa dei Cappuccini di Modena tre tele: una raffigurante il San Francesco che riceve le sacre Stimmate dal Signore e altre due tele illustranti l’Angelo annunciante e Maria annunciata, tutte di grande valore. La loro presenza all’interno della chiesa è confermata ancora nel 1770 da Gian Filiberto Pagani mentre allo stato attuale le tele risultano essere disperse.
Non si conoscono del pittore neppure i dipinti che avrebbe eseguito per ornare i palazzi delle nobiltà modenesi, in particolare quelli eseguiti per i «Signori Conti Scalabrini» e per il «Signor Marchese Furio Molza». Il Madoninna avrebbe anche eseguito vari fregi per altari delle chiese modenesi che, come riporta il Vedriani, dovevano essere «figurati, e coloriti […] che vengono stimati, e ammirati molto da tutti gl’intendenti della pittura», ma a tutt’oggi nessuno se ne è ritrovato.
 
Circa due secoli dopo, nel 1818, il Pungileoni riporta le informazioni che riguardano la sua attività di copista, derivandole da una lettera di Giovan Battista dall’Olio allo studioso stesso. Il dall’Olio infatti ebbe modo di consultare il libro di Memorie e Cronaca della Confraternita di San Pietro Martire a Modena, da cui estrasse la notizia che Francesco Madonnina e Bartolomeo Passerotti avevano copiato un quadro parmense del Correggio, avendo così avuto modo di poter aver contatti ravvicinati con le opere del maestro.
 
Pertanto, in base a queste poche informazioni e alle svariate indagini condotte ai fini della redazione del primo catalogo delle sue opere, è emersa una personalità che potrebbe essersi formata all’ombra di Antonio Allegri il quale aveva lasciato proprio a Parma, a Reggio e a Modena opere di straordinaria importanza, arricchita però della frequentazione dell’ambiente bolognese e ferrarese dell’epoca, in particolare dalle figure di Bartolomeo Passerotti, per quanto riguarda la ritrattistica e i dettagli naturalistici, e di Bastarolo per il luminisimo.
 
Il Museo Civico “Il Correggio” conserva il più importante esempio della sua maturità artistica, nonché la sua unica opera certa: la pala della Madonna del Rosario col Bambino, angeli e i santi Domenico e Tomaso d’Aquino, eseguita per la chiesa di San Giuseppe Calasanzio in Correggio.
Il ritrovamento del documento di commissione dell’opera al pittore da parte di G. P. Lusetti e V. Pratissoli permette con certezza al pittore «senza quadri» di essere annoverato tra i grandi nomi della pittura modenese e reggiana di quegli anni. Precisamente il 15 aprile 1589 la Compagnia della Madonna del Rosario stipulava con Francesco Madonnina il contratto di esecuzione dell’opera per scudi sessantacinque.
Con questa pala Madonnina dimostra sicuramente il suo alto valore artistico nel quale la severa simmetria compositiva viene mitigata dalla dolcezza del Correggio. I colori sono squillanti, brillanti e la luminosità è diffusa e accattivante. La Madonna con il Bambino è inserita all’interno dell’alone luminoso derivante dalla pala di San Sebastiano del Correggio. Correggeschi sono anche gli atteggiamenti dei putti sulle nuvole, ammiccanti e gioiosi, colti nell’atto di incoronare la Vergine con una corona reale a cinque punte e che fungono da collegamento tra la visione celeste e i santi in primo piano: San Domenico, con barba e capelli bianchi, verso il quale è rivolto lo sguardo della Vergine e del Bambino, e  San Tommaso d’ Aquino che tiene nella mano il libro dei Vangeli e ha vicino alla testa la colomba dello Spirito Santo.
 
L’artista raggiunge quindi un linguaggio colto e raffinato, minuzioso nei dettagli ed elegante nei gesti, velato d’ironia e di giovialità, a tal punto da far emergere una personalità che è riuscita a lasciare nel corso della sua vita, seppur breve, opere fondamentali per la pittura locale.  
 
 
Federica Beltrami
 
 
 
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