Musei Il Correggio

I frammenti ebraici

E’ noto come fin dall’antichità fosse diffusa la consuetudine di riciclare ogni tipo di materiale scrittorio, dal papiro alla pergamena, alla carta.
Nel Medioevo e nella prima età moderna, prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, ebbe particolare fortuna il reimpiego della pergamena. Grazie alla sua  particolare ed apprezzata robustezza, era il supporto ideale per trascrivervi codici antichi e testi moderni.
L’introduzione e la diffusione della stampa tra la seconda metà del Quattrocento e la prima del Cinquecento determinò un vero e proprio crollo del mercato dei manoscritti, rendendo disponibili  migliaia e migliaia di volumi pergamenacei da riutilizzare con le finalità le più disparate.
Questo fenomeno investì con particolare violenza il mondo ebraico quando: a partire dalla seconda metà del XVI secolo, dopo , cominciarono ad entrare in vigore le legislazioni discriminatorie che oltre alla reclusione nei ghetti, prevedevano anche la confisca e la distruzione dei libri di carattere religioso.
Tuttavia, le ragioni economiche finirono con il prevalere e molte delle opere scritte sui fogli di pergamena furono ‘distrutte’ in un modo assai particolare: vennero, cioè, rivendute, con un sicuro e importante guadagno, alle botteghe dei legatori che le smembravano per riutilizzarne i fogli quali elementi di rilegatura di libri e registri.
Un censimento condotto negli archivi italiani nell’ambito del Progetto Frammenti Ebraici in Italia diretto da Mauro Perani dell’Università di Bologna ne ha portati alla luce alcune migliaia.
Anche l’Archivio Storico Comunale di Correggio è stato oggetto di un’attenta indagine effettuata all’interno del fondo che già ad una prima ricognizione aveva portato in luce numerosi frammenti. Una volta completata questa ricognizione, da 55 registri dei Libri civili e Libri Criminali  redatti tra il 1636 ed il 1719 sono stati recuperati, dopo un’apposita campagna di restauri, ben 149 frammenti di manoscritti ebraici databili tra XI e XV secolo.
In particolare, 7 frammenti sono ascrivibili ai secoli XI – XII, 2 ai secoli XII – XIII, 2 al secolo XIII, 37 ai secoli XIII –  XIV, 87 al sec. XIV, 10 al sec. XV e 4 ad un incunabolo del 1482.
Vediamone gli ambiti e la consistenza:
-Libri della Bibbia: 84 frammenti;
-Commenti alla Bibbia: 13 frammenti;
-Opera filosofica non identificata: 3 frammenti;
-Halakhah (tradizione normativa religiosa dell’ebraismo): 17 frammenti;
-Preghiera e Liturgia:  10 frammenti;
-Qabbalah (insegnamenti esoterici e mistici propri dell’ebraismo): 11 frammenti;
-Testi talmudici (il Talmud è uno dei testi sacri dell’ebraismo): 2 frammenti;
-Testi non identificati: 9 frammenti.
Per l’antichità spiccano certamente i quattro frammenti di libri biblici  Re, Isaia, Abacuc, Sofonia, Abdia, Giona (scrittura quadrata aškenazita, cioè dell’area centroeuropea, con vocali ed accenti), i tre di Salmi, Giobbe, Qohelet, Daniele (scrittura sefardita a caratteri monumentali del XII secolo), i due di Malachia (scrittura aškenazita con vocali ed accenti dei secc. XII-XIII) ed i due del Deuteronomio (scrittura, quadrata italiana con vocali ed accenti del XIII secolo secolo).
Di grandissima importanza storico-culturale, invece, sono i due frammenti in scrittura semicorsiva bizantina (?) dei secc. XIII-XIV. Su questi queste pergamene lisce e sottili sono stati scritte delle Tosafot (‘Aggiunte’, glosse critiche ed esplicative sul Talmud) ai trattati talmudici Šabbat ed  ‘Eruvin di Yeša`yah ben Mali da Trani.
La particolarità dei frammenti correggesi sta nel fatto che mentre  le glosse al trattato Šabbat presentano una redazione diversa da quella contenuta nelle edizioni a stampa e negli altri manoscritti, quelle al trattato ‘Eruvin sono assolutamente inedito e non erano pervenute in alcun altro manoscritto, costituendo quindi un vero e proprio unicum.
 
 
Gabriele Fabbrici
 

 
 
 
 Per approfondire
M. Perani – S. Campanini, I frammenti ebraici di Modena (Archivio Capitolare – Archivio della Curia) e di Correggio (Archivio Storico Comunale). Inventario e catalogo, Firenze 1999 (“Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia”, CXI)
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