Musei Il Correggio

Il cimitero ebraico di Correggio

Nel corso della sua secolare storia (il primo insediamento ebraico risale almeno al 1436), la comunità ebraica di Correggio ha utilizzato numerosi cimiteri per l’inumazione dei defunti.

Il primo è documentato dai capitoli concessi si prestatori ebrei nel 1459, nei quali viene loro concessa la facoltà di acquistare un appezzamento di terreno ad uso cimiteriale. Di esso non se ne conosce la localizzazione precisa, anche se, con quasi assoluta sicurezza, si doveva trovare all’interno del circuito fortificato urbano.

Non può essere, al momento, escluso che si possa anche identificare con il secondo cimitero di cui si ha notizia certa dal Seicento e noto come l’Ortazzo degli Ebrei. La cartografia ottocentesca ci permette di conoscerne l’esatta ubicazione: l’area retrostante la ‘Rocchetta’, dove oggi sorge la Casa Divina Provvidenza, residenza per anziani.

Rimase in uso fino alla metà circa del’Ottocento, per essere poi definitivamente alienato e dismesso tra il 1866 e il 1869.
Fin dal 1781 il Governatore di Correggio aveva ingiunto alla Comunità ebraica e alla Municipalità cristiana di erigere nuovi cimiteri in area extra-urbana. Mentre la Municipalità costruì, presso la chiesa della Madonna della Rosa, un cimitero rimasto in uso fino agli anni Sessanta del secolo scorso, la Comunità ebraica frappose numerose resistenze, pur acquistando un piccolo appezzamento di terreno nei pressi del cimitero cristiano.

Nel 1808, dopo che nel 1806 l’Editto di Saint Cloud era stato esteso al Regno d’Italia imponendo che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali, si ha notizia certa di un ingrandimento dell’area cimiteriale con l’acquisto dall’avvocato Isidoro Vari di un altro appezzamento adiacente. Nel nuovo cimitero, il 9 dicembre 1808 venne sepolto il primo morto, un bambino di soli undici mesi nipote del fu Leone Vienna (il nome del padre non è conosciuto).
Il cimitero, affidato un tempo alle cure dell’Opera Pia di Pubblica Beneficenza ebraica che sosteneva le spese relative al seppellimento dei poveri isr5aeliti residenti in Correggio, si estende per circa 2.000 metri quadrati.

Vi si trovano poco meno di un’ottantina di lapidi, caratterizzate da un percorso stilistico-religioso assai interessante. Le più antiche hanno forma semplice, a cippo e prive di decorazioni, con iscrizioni in caratteri ebraici. Datano dal 1828. Le sepolture sono orientate in direzione sud / sud-est.

Altre lapidi riportano iscrizioni quelle in soli caratteri latini e in lingua italiano datano dal 182[.], mentre dal 1834 / 1835 si diffondono le iscrizioni bilingui.

Una lapide del 1863 ricorda il rabbino Moseh Nahman che nel 1869, come riportato in un’altra grande lapide, fece trasferire i resti mortali degli ebrei inumati nel dismesso cimitero della Rocchetta.

Le lapidi di fine Ottocento – inizio Novecento sono assai più ornate e decorate rispetto al passato. Il carattere latino e la lingua italiana rapidamente sostituiscono quelli ebraici, mentre sul finire del XIX secolo compaiono, secondo una consuetudine non ebraica, le fotografie dei defunti.

Anche l’orientamento delle sepolture cambia, adeguandosi alla tradizione cristiana.
Le lapidi testimoniano i cognomi di alcune elle famiglie che hanno ‘fatto la storia’ dell’ebraismo correggese tra Ottocento e Novecento: Finzi, Foà, Fontanelli, Jesi, Levi, Massarani, Modena, Rimini, Recanati, Sacerdoti, Segre, Sinigaglia, Uzielli, Vienna.
L’ultima inumazione, di Dante Finzi, risale al 1958.
 
 
Gabriele Fabbrici
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