Musei Il Correggio

Charles Price e il suo mappamondo.

Nato nel 1679 e morto nel 1733, idrografo dei Re d’Inghilterra e attivo tra il 1697 e il 1730, Charles Price senior è autore di numerose importanti cartografie, tra le quali ricordiamo almeno la grande e preziosa A New and Correct Map of the World Projected upon the Plane of the Horizon laid down from the Newest Discoveries and most Exact Observations By C. Price Sold by G. Willdey, pubblicata nel 1714. che costituisce un esempio perfetto delle innovative mappe realizzate dall’autore. La prospettiva, inusuale, pone l’accento sul predominio delle acque sulle terre emerse e la California è rappresentata come una grande isola.

Due anni più tardi, nel 1716, Price realizzò i due globi conservati nel Museo di Correggio. Il primo è dedicato all’illustrazione della sfera celeste e riporta tanto l’autore quanto la data (Carolus Price londinii MDCCXVI). Il secondo è dedicato ad Isaac Newton e, pur non riportando né data né autore, è comunque un’opera magnifica del nostro cartografo, come dimostra il confronto con la carta del 1714.

Il mappamondo, che deriva con tutta evidenza dalla mappa del 1714 pur con alcune significative differenze, si rivela un preziosissimo documento non solo di storia della cartografia, ma anche di storia delle geografia e delle scoperte che in quei decenni stavano rivoluzionando la conoscenza delle terre emerse e che permisero di colmare le numerose lacune e imprecisioni che sono facilmente rilevabili anche da parte di un osservatore distratto.

Il supporto ligneo equatoriale in ambedue i globi riporta sul bordo l’indicazione dei mesi, dei segni zodiacali e delle decadi degli stessi.

Nell’emisfero occidentale, la California è considerata una grande isola mentre tutta la parte occidentale degli attuali Stati Uniti d’America e del Canada, grosso modo dal New Mexico fino al Montana e dallo Stato dell’Alberta fino al territorio dello Yukon e all’Alaska, non viene rappresentata.

A nord, nella zona di confine tra Alaska e Asia russa, una legenda latina così recita: Terra sconosciuta, si ignora se unita alla Tartaria [l’odierno territorio più orientale della Siberia russa, corrispondente …] e all’America Settentrionale, certamente popolata.

Solo nel 1728 Vitus Bering avrebbe esplorato il passaggio tra Siberia ed Alaska che ancor oggi porta il suo nome (Stretto di Bering), peraltro già conosciuto dai Cinesi fin dal XVII secolo, dando una risposta ai numerosi interrogativi che per secoli avevano turbato geografi e cartografi.

La Groenlandia, lungi dall’essere rappresentata come un’isola, è unita al Canada, mentre compare, descritto con precisione, l’arcipelago della Novaja Zemlja, certamente nota nel 1553 all’inglese H. Willoughby che cercava a Nord Este una comunicazione fra l'Atlantico e i paesi dell'Asia orientale. L’Islanda viene rappresentata molto vicina alla Groenlandia.

L’emisfero meridionale presenta le lacune più evidenti e macroscopiche, nonostante le imprese dei navigatori portoghesi e, soprattutto, degli olandesi della Compagnie delle Indie Orientali che avevano intrapreso accurate esplorazioni del continente australiano fin dalla metà del Seicento con Abel Tasman (da cui il nome dell’odierna Tasmania).

L’Oceania viene descritta ancora con grande approssimazione, mentre l’Australia viene qui indicata con il nome di Nova Hollandia, cioè “Nuova Olanda”. Sebbene forse già nel 1605 sia gli Olandesi che lo spagnolo Luis Váez de Torres avessero avvistato l'Australia, il primo sbarco documentato sulle coste australiane si ebbe nel 1606 per opera del navigatore olandese Willem Janszoon.

La Nuova Guinea, separata dall’Australia dal Mar dei Coralli e dallo Stretto di Torres, appare qui unita all’Australia, della quale non viene rappresentata la costa orientale. Anche buona parte della Nuova Zelanda è ignorata (il rilevamento completo delle coste venne effettuato da J. Cook tra il 1769 e il 1772), come pure l’arcipelago polinesiano che, nonostante le prime scoperte fatte agli inizi del Seicento, verrà sistematicamente esplorato solo nella seconda metà del Settecento.

Notevoli imprecisioni si registrano anche nella descrizione del Giappone e delle sue isole: è il risultato dell’isolamento nel quale il paese del Sol Levante, che solo nel 1540 aveva avviato i primi contatti con l’Occidente, si chiuse a partire dal 1641 quando i Tokugawa, che avrebbero governato l’Impero fino al dicembre 1867, misero in atto la politica del sakoku («paese chiuso»). Tutti gli stranieri furono espulsi, tranne gli Olandesi, confinati nell’isolotto artificiale di Deshima nella baia di Nagasaki, e il commercio estero fu limitato a poche navi all’anno.

Solo nei decenni successivi alla realizzazione di questo mappamondo le nuove scoperte avrebbero permesso di “riscrivere” le conoscenze geografiche e la cartografia dell’emisfero meridionale. Oggettive difficoltà tecniche nei viaggi di esplorazione derivate dalla vastità dell’Oceano Pacifico e i dubbi (forse è meglio definirli pregiudizi) circa la possibilità di dare vita ad insediamenti umani oltre i tropici ritarderanno la conoscenza di questi luoghi. Solo i viaggi di uomini come l’inglese James Cook e il francese Louis-Antoine de Bouganville consentiranno agli europei di scoprire definitivamente i segreti del ‘Nuovo Mondo’.
 
 
Gabriele Fabbrici

 
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In collaborazione con Spal