Musei Il Correggio

Residenze di campagna nel correggese.

 
Fin dal ‘500 e in particolare dalla pubblicazione bolognese dell’Attavanta, villa di M. Anton Francesco Doni il “vivere in villa”, cioè in residenze sub-urbane, ha conosciuto una notevole fortuna bibliografica, grazie al ruolo che questi “casini di delizia” avevano nella società e nell’economia del tempo. La villa, infatti, era il fulcro pulsante di un microcosmo agrario in cui convivevano la pratica agraria intesa come gestione di più o meno estese aziende agricole e il “tener corte” con attività dedicate allo svago.

Esempi paradigmatici sono, nel territorio reggiano, i celeberrimi Casino di Sopra e Casino di Sotto, di cinquecentesca gonzaghesca memoria a Novellara e la purtroppo distrutta residenza suburbana di veronica Gambara, affrescata da Antonio Allegri, a Correggio. Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Questa “cultura della villa” si andò profondamente riformando in epoca neoclassica e nel secondo Ottocento, come bene ha illustrato Umberto Nobili nel suo pregevolissimo volume L’Ottocento in Villa. Residenze di campagna nel reggiano, pubblicato da Vittoria Maselli Editore nel dicembre 2009, impreziosito anche da una documentazione iconografica di assoluto prestigio.

Un’opera fondamentale che ci porta alla riscoperta di una fittissima trama di pregevoli residenze, tra cui spiccano quelle ubicate nel territorio correggese, alla quali Giuseppe Adani ha dedicato venticinque densissime e dettagliate pagine.
Nota Adani che le ville correggesi hanno il comune denominatore di essere legate alla proprietà terriera e di essere sorte come sedi direzioni sui poderi, per la sorveglianza dei lavori stagionali e dei raccolti. Certo, sulla quantità, ma soprattutto  sulla qualità degli edifici ha inciso molto la storia stessa di Correggio, piccola capitale di uno Stato autonomo fino al primo trentennio del Seicento, ma che anche dopo l’inglobamento nel Ducato di Modena e Reggio ha sempre mantenuto un forte spirito identitario.

Della fitta rete di casini suburbani pre-ottocenteschi, molti dei quali andati distrutti o completamente trasformati, rimane memoria soprattutto nella documentazione storica. Pallidi echi di quella che fu una tradizione prestigiosa, pur risultando esse stesse sovente di pregevole fattura, sono le sette ville  attentamente descritte da Adani.

Villa Recordati, già Casino di Gianfrancesco da Correggio, venne rifondato dal principe Siro e completamente rinnovato nelle forme attuali dal generale Agostino Saccozzi che le diede il solenne impatto visivo che ancor oggi la contraddistingue, mentre la vicina Villa Taparelli, con tutta probabilità degli ultimi da Correggio, venne ricostruita tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento dai Carletti e dai Magiera, con pregevoli decorazioni di Lindo Foroni e Carmela Adani.

Squisitamente neoclassica, certamente completata entro il 1864, è Villa Senigallia (Sinigaglia), ora Smerieri, che prende il nome da una delle più antiche e cospicue famiglie ebraiche correggesi e presenta interni di rara preziosità decorativa.
Villa Zuccardi, già dei nobili Zuccardi – Merli ora Romano, si connota, oltre che per la sua semplice e armoniosa architettura, per un ordinato e poetico giardino, mentre Villa Cattania ora Venturini, di probabile impianto cinquecentesco, presenta un accurato rifacimento ottocentesco e, nell’andito, una delle più eleganti decorazioni floristico-vegetali (così Adani) del liberty reggiano-modenese.

Villa Cottafavi ora Spaggiari, attualmente interessata da imponenti lavori di restauro, fu agli inizi del Novecento dell’avvocato Vittorio Cottafavi, Senatore del Regno, che ne commissionò la realizzazione con tutta probabilità al geniale progettista Pier Giacinto Terrachini. All’interno importanti decorazioni murarie di Enrico Montessori ed Emilio Meulli, entrambi amici di Cottafavi.

Conclude la serie delle ville correggesi Villa Rovere, vera gemma del panorama locale, che forse sorge sul sito dove si ergeva il Casino di Veronica Gambara. Passata ai Giannotti, poi ai Timolini, successivamente ai Pungileoni e ai Rovere, è ora sede di rappresentanza del Gruppo Corghi. Le forme attuali si devono probabilmente all’intervento ottocentesco di Achille Sammartini voluto dai Rovere. Il complesso è costituito dalla villa, dallo chalet “alla bavarese”, dal parco e dalla ghiacciaia dove, sulla cima, si trova un’ara sacrificale romana a forma ottagonale che faceva parte dell’area sacra dedicata al culto delle Giunoni. La lapide, importantissima, che ne ricorda la dedicazione da parte di Aninia Ge si trova oggi murata all’interno della villa.
 
 
 
Gabriele Fabbrici

 
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