Musei Il Correggio

L'iscrizione di Aninia Ge e il culto delle Giunoni

Sul finire degli Anni Novanta del secolo scorso, durante i lavori di restauro di Villa Rovere in Mandriolo di Correggio, a poche centinaia di metri dal centro storico della città, furono casualmente ritrovati significativi reperti d’età romana: un’ara marmorea ottagonale di circa 1 x 1 m. per 1 m. di altezza e diversi frammenti lapidei che, una volta ricomposti, hanno restituito un’importantissima iscrizione, quella di Aninia Ge, nota fin dal 1773, ma considerata dispersa già nel corso del XIX secolo. Ambedue i reperti, sono stati collocati nel giardino (ara) e all’interno della villa (iscrizione).
Sul luogo di ritrovamento gli studiosi si sono a lungo confrontati. Secondo Giambattista Dall’Olio (1773) l’iscrizione, di proprietà del correggese Girolamo Colleoni, era stata scavata a Fabbrico, mentre il carpigiano Eustachio Cabassi (1784) sostenne il ritrovamento in una sua proprietà a Cibeno di Carpi. Padre Luigi Pungileoni, all’inizio dell’Ottocento, indicò come luogo di ritrovamento Mandriolo di Correggio, vicino al Casino Colleoni, ipotesi poi seguito nel Novecento da Riccardo Finzi e Mauro Calzolari.
Ara e iscrizione vanno entrambi riferiti ad un complesso cultuale dedicato alle Giunoni, come bene si legge nell’iscrizione: Aninia Sex(ti) l(iberta) Ge Iunonibus hanc / aram locumque iis legibus dedicavit: / si quis sarcire reficere ornar(e) coronar(e) volet, licet / et si quis sacrifici quo volet ferre et ibi ubi volet sine / scelere sine fraude lic[et].
Il senso del testo è agevolmente comprensibile. Aninia Ge, liberta di Sesto, dedica un’ara sacra e un luogo al culto delle Giunoni. Chiunque voglia ripararlo, restaurarlo, ornarlo e decorarlo e compiervi dei sacrifici (sarcire … sacrifici) potrà farlo, purché ciò avvenga correttamente, senza empietà e senza frode (sine scelere sine fraude).
L’epigrafe presenta molti motivi d’interesse, a partire dal nome della medicatrice. Aninia, infatti, è il femminile del gentilizio Aninius (da confrontare con il gentilizio etrusco Anina). abbastanza diffuso in area centro-settentrionale. Il cognome Ge, poi, al di là delle apparenze immediate potrebbe essere non tanto una forma abbreviata quanto una forma monosillabica di origine greca. Assai raro, è comunque documentato da un Pettia Ge che compare in un’epigrafe scoperta proprio nel territorio reggiano (San Maurizio di Reggio Emilia), databile al sec. I d.C.
Anche la clausola posta da Aninia in merito alla possibilità, da parte di singoli, di intervenire sull’ara sono di grande interesse. Ad oggi rappresenta un unicum tra tutte le dediche note dalla Gallia Cisalpina, circostanza questa che  induce a formulare, seppure in via del tutto preliminare, una suggestiva ipotesi. Che, cioè, la dedicazione alle Iunones, trascendesse la sfera eminentemente e strettamente privata e familiare per estendersi anche alla possibilità di visita e devozione da parte di fedeli o devoti di questo culto provenienti da altre aree. Un’ipotesi che, come facilmente si può intuire, potrebbe aprire nuovi orizzonti di ricerca sul significato di un’area cultuale la cui importanza travalicherebbe i ristretti locali. Ma, come è opportuno sottolineare nuovamente, si tratta ancora, ad oggi, di una mera ipotesi di lavoro non suffragata da altri dati o elementi probanti.
L’area sacra cui si fa cenno nell’epigrafe doveva essere di dimensioni piuttosto modeste, limitata forse a una semplice ara e a una porzione di terreno recintato, anche se alcuni studiosi hanno  ipotizzato anche la presenza di un tempietto a edicola.
La dedica di quest’area alle Iunones rientra nell’ambito del culto per divinità femminili, che affondano le loro radici in età preromana, chiamate in genere Matres / Matronae e, appunto, Iunones. Culto sul quale le fonti letterarie latine sono totalmente assenti, ma che risulta diffuso soprattutto nelle province galliche e renane, in Britannia e in Spagna e del quale non mancano attestazioni nella Gallia Cisalpina.
La funzione benefica e protettrice delle Matres / Iunones si esplica in numerosi campi: dalla sfera strettamente personale o familiare all’ambito pubblico, anche universale, dall’attività protettrice nei confronti di città, regioni, tribù e popoli a funzioni più direttamente legate alla fertilità agraria e femminile.
Il culto delle Matres / Matronae / Iunones è documentato tra il primo terzo del I secolo a.C. e la metà del III secolo d.C.
Dopo questa data il numero delle testimonianze si assottiglia notevolmente. Per l’Emilia-Romagna sono note attestazioni a Codigoro, Parma (ambedue Iunones) e due a Piacenza (Matronae).
 

Gabriele Fabbrici
 
 
 
 
 
 
 
Approfondimenti
M. Calzolari, Un’epigrafe romana della bassa pianura tra Reggio e Modena (CIL, XI, 944),  in “La Bassa Modenese”, 3, 1983, pp. 7 – 18.
Id., Iscrizioni romane del territorio carpigiano, in Ricerche archeologiche nel Carpigiano, catalogo della mostra, Modena 1984, pp. 132-141
Id., CIL, XI, 944. Precisazioni sul provenienza della lapide, in “Epigraphica”, XLVI (1984), pp. 219-226.
R. Tarpini, Un culto di origine preromana nella bassa pianura tra Modena e Reggio Emilia. Note a margine dell’iscrizione CIL XI, 944, in C. Corti, D, Neri, P. Pancaldi (a cura di), Pagani e cristiani. Forme ed attestazioni di religiosità del mondo antico in Emilia, II, 2002, pp. 51 – 80.
M. Severi, Un ritrovamento a Correggio, la lapide romana di Aninia Ge dedicata alle dee Giunoni, in “Taccuini d’Arte”, 4, 2009, pp. 75 – 80.
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