Musei Il Correggio

Domeniche di teatro al museo: LA FABULA DI CEFALO.

ARS VENTUNO E GLI ALLIEVI DI MECHANE’ PORTANO AL MUSEO LA FABULA DI CEFALO DI NICOLO’ DA CORREGGIO
Un gioiello del Rinascimento messo in scena negli stessi spazi dove è stato pensato
 
Si chiude con la particolarissima Fabula di Cefalo di Nicolò da Correggio il 13 aprile prossimo (ore 11,00 e ore 18,00, ingresso €. 10,00) la rassegna di Teatro organizzata da Ars Ventuno all’interno del Museo di Correggio: tre capolavori fra quattrocento e seicento che hanno fatto la storia del Teatro messi in scena con gli allievi di Mechanè Scuola di Teatro all’interno dello scenario naturale offerto dallo splendido Museo di Correggio. A chiudere in bellezza la Fabula di Cefalo, un piccolo gioiello messo in scena grazie alla regia sensibile e innovativa di Gabriele Tesauri con i giovani della classe junior di Mechanè. Al loro fianco, le danzatrici di ARS Ventuno dirette da Cecilia Ligabue. Il testo è una delle prime opere teatrali scritte in italiano è totalmente in rima e racconta gli errori e le nefaste conseguenze della gelosia coniugale. In cinque atti, infatti, narra il mito di Cefalo e Procri così come viene esposto da Ovidio nel libro VII delle Metamorfosi (che sarà anche alla base della storia autobiografica narrata dall'ospite di Rinaldo nel canto XLIII dell'Orlando furioso), ma con una sostanziale novità: un “lieto fine” per cui Procri viene rianimata da Diana che esorta i due amanti ricongiunti a vivere insieme con felice prole. Ambientata proprio nelle sale in cui è stata concepita, la Fabula di Cefalo altro non è che la rievocazione delle rappresentazioni teatrali e delle feste che avvenivano all’epoca di Nicolò da Correggio proprio in quei saloni. Ma è anche un testo profondo che spicca per la straordinaria e inconsueta, per i tempi, capacità dell'autore di descrivere i sentimenti delle donne protagoniste dell'opera. E l'invito di Niccolò Postumo rimane quindi ancora vivo dopo tanti secoli: l'amore può anche essere maledetto e ferito a morte, ma la sua forza saprà trasformare la nostra malinconia in una danza di festa.
 
Una curiosità: nello studiare il testo il regista e i giovani attori hanno trovato parecchie assonanze e strutture sintattiche vicine al dialetto locale, che hanno reso ancora più interessante l'approccio a quest'opera di vera poesia.
La Fabula de Cefalo di Nicolò da Correggio rappresenta l’importantissimo (anche se non fortunato perché troppo innovativo rispetto ai tempi) contributo dato da Nicolò, a quei tempi Conte Sovrano di Correggio poi Principe della Cittadina reggiana, all'attività della scena ferrarese. Rappresentata a Ferrara il 21 gennaio 1487, in occasione delle nozze di Lucrezia d'Este, figlia naturale del duca di Ferrara, con Annibale Bentivoglio, signore di Bologna, la Fabula è una delle più importanti testimonianze originali del dramma tardo quattrocentesco. Il testo venne stampato per la prima volta, senza autorizzazione dell’autore, a Venezia da Manfrino Bono nel 1507. 
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