Musei Il Correggio

Luca Battiston "Apparizioni"

FANTASMI DELL'ANIMA
 

Nella contingenza attuale sembra che l'azione esplicativa nell' arte contemporanea debba essere interamente incentrata sull'”ideare” piuttosto che sull'utilizzo di una particolare modalità tecnica o sul dare maggiore attenzione al contenuto. Avere l'idea più sorprendente o accattivante è oramai divenuta prerogativa necessaria per avere successo nel mondo artistico. Abbiamo davanti agli occhi numerosi esempi internazionali relativi a questo.
Vi sono però artisti, come Luca Battiston, che rimangono ancorati alla tradizione e all'importanza del recupero delle tecniche artistiche, anche antiche. Non solo, ma le legittimano pienamente all'interno del panorama contemporaneo legandole alla sperimentazione.
Luca Battiston, agganciandosi alla ripresa attuale del figurativo e in particolar modo della corrente iperrealistica, traccia un percorso lineare ripercorrendo e reinterpretando con una modalità del tutto individuale due grandi tematiche della storia dell'arte, la natura morta e il ritratto. Luca Battiston si sposta sapientemente sui piani separati dell'idealità e della realtà confondendone le differenze, mostrando come nel dato reale non tutto ciò che appare al nostro sguardo di osservatori sia quel che sembra, collegando la parte tangibile ed esterna con quella interiore.
E non a caso unisce alla sua attività pittorica anche un'attenta riflessione esplicitata da scritti e appunti privati che sottolineano e accompagnano la sua volontà del fare.
L'elemento più interessante, nell'agire pittorico di Luca Battiston, non è tanto il soggetto, che può variare ed è preso dalla quotidianità o dal passato, in quanto è soltanto medium e viatico per la rappresentazione, un pretesto scelto con attenzione.
Ciò che maggiormente colpisce al contrario è l'abilità e originalità della tecnica della nuova serie in mostra, in cui l'artista abbandona la sedimentazione delle sabbie delle precedenti opere per andare oltre, attraverso la tecnica particolarissima della carta vetrata. Da una base iniziale a grafite, la tavola di legno di pioppo viene così aggredita con un intervento minuzioso, per lasciar a poco a poco apparire il disegno finito, a volte a colori altre volte in bianco e nero.
L'azione dello “scartavetrare”, messo in atto con il togliere il colore, agisce come un pennello e ridisegna il soggetto nel momento in cui sottrae la materia.
L'esposizione ha una suddivisione per settori, proprio a voler rimarcare questo concetto.
Nella sezione dei ritratti, Luca Battiston costruisce una sorta di sala – wunderkammern, come quelle degli studioli preziosi dei signori del passato, ricchi di opere d'arte, dove rivivono come fantasmi le iconografie di chi ha contribuito a delineare la storia dell'arte.
L'artista rende così un omaggio personale ai pittori dell'antichità che si rivelano tramite la ruvidità del legno e occhieggiano allo spettatore come a volergli ricordare il punto di partenza di un lungo viaggio nella memoria. Finte cornici barocche e antiche creano l'artificio e l'illusione immaginifica di un tempo andato, mentre i volti compaiono dall'ombra come apparizioni improvvise ed evanescenti, strutturati dal ricordo menomonico, segnati dalle linee del volto e colti con una individuazione psicologica rigorosa e decisamente intrigante nelle espressioni somatiche e facciali.
Luca Battiston gioca sul tema del “doppio” e dell'autoritratto copiando dal modello – Rembrant o Dalì o ancora capolavori dell'arte come il Cristo del Mantegna rivisitato - ma rielaborando soggettivamente la composizione in modo da formulare una elaborazione originale.
La finzione appare così come gioco reale ed evidente reso con il procedimento iconografico della riconoscibilità presunta. Ma i fantasmi dell'anima di Luca Battiston non sono soltanto artisti riapparsi ma anche lampi di vita quotidiana come volti e corpi di donne appena abbozzati con la punta di acciaio o morbidi nella corposità della sanguigna, nature morte che rimandano ad esempi seicenteschi analoghi ma senza tralasciare un tocco di attualità.  
Notevoli sono anche le sindoni di Cristo, personalizzate per versioni differenziate che riportano al concetto dell'iterazione del soggetto. Ma proprio nella ripetizione, dove la raffigurazione non è mai uguale a se stessa, la visione acquista maggiore forza.
Luca Battiston mostra con un virtuosismo tecnico sempre differente una ricerca incessante nella sperimentazione, una volontà propositiva di scavare all'interno dell'animo umano, cogliendone con grande capacità ogni ulteriore sfumatura espressiva.  
 

Francesca Baboni
(curatrice della mostra) 


 

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In collaborazione con Spal