Musei Il Correggio

La formazione della collezione

Disperse le raccolte dei da Correggio, della originaria collezione rimangono solo i pezzi superstiti del paramento di arazzi fiamminghi tardocinquecenteschi che ornava il Palazzo dei Principi, fortunosamente salvatisi da requisizioni, saccheggi e dispersioni dopo la proclamazione giudiziale di decadenza del principe Siro. Essi riemergono sulla scena pubblica dopo un letargo ultrasecolare in occasione dei lavori di sistemazione della nuova sede della residenza municipale lasciata libera dagli Scolopi che, nel 1783, si erano trasferiti nell'ex convento di San Domenico per aprirvi il Collegio Ducale. In quell’occasione gli arazzi furono pesantemente rimaneggiati per adattarli alle nuove sale ma il loro continuo riuso li preservò dalla dispersione.
Un secondo nucleo di opere viene ad aggregarsi nel 1813 su istanza della Commissione d'istruzione comunale che, rispondendo ad un’esigenza tipicamente ottocentesca, aveva invitato il podestà a promuovere un appello per la raccolta dei ritratti dei correggesi illustri nelle armi, scienze, lettere ed arti, quale "omaggio di venerazione alla memoria di quei grandi", caldeggiandone la sistemazione in uno stabilimento di proprietà pubblica accessibile a chiunque, "quasi un santuario consacrato alla virtù". E quindi la residenza civica viene ritenuta come la sede deputata ad ospitare il "santuario" che ne avrebbe accresciuto l'immagine. Alla stessa esigenza di un recupero di una identità e di un lustro municipalistici rispondevano il catalogo di notizie biografiche di illustri scrittori locali compilato da Girolamo Colleoni nel 1775 (in anticipo su tutti i territori del ducato ferrarese) o la silloge manoscritta “Biografie di illustri correggesi” del medico e storiografo Ernesto Setti (secondo decennio dell’Ottocento) contenente duecento biografie e ora conservata presso la Biblioteca Comunale di Correggio.
Un altro filone di acquisizioni era stato indirizzato verso la produzione di quegli incisori correggesi le cui abilità disegnative e tecniche avevano travalicato l'ambito locale: Giuseppe Asioli, Samuele Jesi e, più tardi, Delfino Delfini e Francesco Redenti. Certe opere erano pervenute in dono (nel 1819 Giuseppe Asioli aveva donato quattro incisioni, nel 1833 era stata la Congregazione di Carità a cedere alcuni disegni e stampe), certe altre vennero acquistate nel corso degli anni, come ad esempio Apollo e Dafne e il Cenacolo (da Raffaello) di Samuele Jesi.
Ulteriore centro di interesse era andato polarizzandosi intorno a progetti d'acquisto di copie o di incisioni eseguite sulle opere del Correggio nel desiderio di colmare in qualche modo un vuoto irriducibile, segnato dalle dispersioni del patrimonio del principe Siro e dalle razzie dei duchi di Modena Francesco I ed Ercole III. In città non era restata nient'altro che la copia del Riposo nella fuga in Egitto, dipinta da Giovanni Boulanger su commissione del duca Francesco I per trafugare l'originale imbrogliando i correggesi. Nel 1830 fu acquisita un'ampia collezione di ottantatré copie di dipinti dell'Allegri eseguiti nel primo Ottocento, esistenti in Parma presso Ercole Scarabelli, come documenta una nota conservata nell'Archivio di Memorie Patrie. La vendita era stata fatta dal modenese Domenico Garuti per 900 franchi.
Verso la fine degli anni cinquanta, la Galleria Comunale, con Ferdinando Asioli, acquisì il corpus incisorio di Paolo Toschi e della sua scuola sull'opera allegriana, con prosecuzione degli incrementi presso l'editore dopo il 1860. Si formò una raccolta di oltre quaranta tavole.
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